TerritorioAnno 1 N°1

Un prezioso contenitore culturale tra fede e arte

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Il rinnovato Museo Diocesano di San Severo, dopo un anno di lavori, è stato ufficialmente inaugurato lo scorso 1° luglio nel corso di una iniziativa ospitata presso le Cantine d’Araprì, in via Zannotti 30. Il Museo – che appartiene alla Diocesi di San Severo – risale alla fine del 1990 quando Vescovo dell’epoca era mons. Carmelo Cassati. Fu lui a concedere il trasferimento di oggetti sacri – custoditi in parte nella Cattedrale e in parte provenienti da altre chiese della Diocesi – nei locali sopraelevati dello stesso Duomo. Non a caso la neonata struttura prese il nome di “Museo della Cattedrale”. Solo nel 1999 il successore di Cassati, mons. Michele Seccia, riuscì a conferire al museo una sistemazione più adeguata, ospitandolo nell’ampia area sotterranea del Seminario Vescovile. Il primo aprile del 2000 si procedette ad una vera e propria inaugurazione e da luglio di quell’anno vige il Decreto istitutivo comprendente lo Statuto e il Regolamento interno del Museo. Il Museo è ubicato in vico Freddo, all’interno del seicentesco Seminario vescovile, nel centro storico di San Severo ed ha una ampiezza di 240 mq. Da rilevare che sono state abbattute le barriere architettoniche per cui è consentito l’accesso anche ai portatori di handicap attraverso un montacarichi a piattaforma. La sua nuova apertura – che avviene a circa vent’anni dalla prima inaugurazione, e a nove dalla seconda – è stata preceduta dai necessari lavori di riallestimento e risistemazione dei reperti, una operazione fortemente voluta e promossa dalla Diocesi sanseverese e resa possibile grazie ai fondi regionali dell’Accordo di Programma Quadro Beni e Attività Culturali nell’àmbito del “Sistema dei Musei” (POR Puglia 2000-2006 Misura 2.1). Nel corso della presentazione – alla presenza di autorità religiose e civili – è stata donata ai partecipanti la nuova “Guida del Museo Diocesano di San Severo”, la cui edizione è stata curata da Claudio Grenzi Editore. Al termine si è tenuta la visita guidata ai rinnovati locali, curata dal dott. Roberto Matteo Pasquandrea, storico direttore del Museo e autore della pregevole Guida. L’ampia sala espositiva è oggi variamente arredata e brilla per le sue preziose testimonianze, che coniugano arte e fede. Le pareti delle rampe (il Museo è infatti ubicato nei sotterranei del palazzo – ndr) presentano ex voto e stemmi di presuli in pietra scolpita, mentre fanno bella mostra di sè stele funerarie ed epigrafi dedicatorie, alcune delle quali risalenti all’epoca Romana tardo repubblicana. L’arte pittorica comprende tele realizzate fra il XVI e il XVIII secolo e tra questi lavori spicca il grande bozzetto dell’Apoteosi della Vergine Assunta firmato da D’Elia nel 1740. Allocate in grandi e moderne teche, trovano invece spazio diverse opere di fine oreficeria e di grande tecnica tessitoria: monili d’oro, vassoi, anfore, bacili e secchielli d’argento del XIX secolo, mantelli, dalmatiche, vesti in seta ricamata con fili d’oro, croci in bronzo e argento ornate di pregiate lamine e lapislazzuli, turiboli e pastorali, piatti da colletta, reliquiari d’argento. Spiccano inoltre un baldacchino d’argento dorato cesellato dal napoletano Pietro Glorio nei primi decenni del secolo XIX, e un magnifico ostensorio d’argento massiccio, con sfera raggiata d’oro puro incastonato di pietre preziose, capolavoro dei fratelli romani Tavani. Non mancano statue in legno e sculture in alabastro raffiguranti Madonne e Santi, così come di grande effetto è il reliquario ottagonale, di pietra calcarea, che il Vescovo Eimerado di Dragonara usò nel 1045 per la consacrazione della Chiesa di Santa Maria a Mare alle Isole Tremiti. Ma c’è spazio anche per l’arte contemporanea, come l’imponente ostensorio opera dell’artista sanseverese Silvestro Regina. Ed infine una curiosità: il pezzo liturgico più antico è la statua lignea in stile bizantino, di artista ignoto, risalente al secolo XI e dedicata a Santa Maria della Strada. (m.d.t.)
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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