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Nel ventre del Gargano tra natura aspra, leggende e lupare

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Obiettivo della speleologia è la ricerca e l’esplorazione delle cavità sotterranee al fine di studiare e conoscere i vari aspetti di un mondo che oggi rappresenta l’ultima frontiera dell’esplorazione moderna. Ma non sempre le grotte, di cui è ricco il Gargano, sono state esplorate con spirito scientifico o naturalistico. In questi mesi si è implicitamente parlato di speleologia in seguito ai rinvenimenti effettuati nella grava di Zazzàno, nei pressi di San Marco in Lamis, una delle voragini più grandi e spettacolari del Gargano. Già da tempo questa cavità era nota per essere diventata – come tante altre, purtroppo – una pattumiera. Ma a questo aspetto, già di per sé grave, se ne è aggiunto un altro, che in parte richiama alla mente la triste pagina delle “foibe”, profonde spaccature del territorio carsico, presenti nell’attuale territorio sloveno. Il 4 agosto scorso, infatti, durante le operazioni di bonifica di quella grava, e per cominciare a rimuovere con la gru le carcasse delle auto finite nel bàratro, gli speleologi della ditta «Edil Extreme» erano scesi nella Grava di Zazzàno e, sotto una Fiat Punto, avevano fatto la prima, tremenda scoperta: resti umani. Avvisati i Carabinieri, si scoprì un po’ alla volta che non si trattava che l’inizio di un’ampia pagina di orrori. In due settimane vennero alla luce i resti di quattro corpi e di una ventina di autovetture. Fin qui la cronaca di questa estate, tra storie di “lupara bianca” e degrado ambientale. In questa sede ci preme invece tornare a parlare di bellezze e iniziative del nostro territorio legate alla speleologia, quella che ci riporta a contatto con la natura. Il nostro viaggio all’interno delle grotte e delle grave garganiche comincia proprio da Zazzàno, cercando di dimenticare le tragedie e le leggende che l’accompagnano. Lo facciamo grazie a Carlo Fusilli, uno dei protagonisti della speleologia pugliese, che ringraziamo per il testo e le immagini.
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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