TerritorioAnno 1 N°1

La leggenda del capitano Agatone e l’ira tagliente del suo umile barbiere

Condividi

C’è uno strano ritratto che da secoli accoglie quanti si accingono a varcare l’imponente portone del Castello di Sant’Agata di Puglia. È un affresco posto proprio sotto la volta d’ingresso alla rocca.
Raffigura un soldato in armatura, con in una mano la spada e nell’altra uno scudo.
In cerchio, intorno all’immagine, si legge netta la scritta: “Agatho Dux Arcis Sanctae Agatae / Mori Potius Quam Foedari” ossia: Agatone Duca della Rocca di Sant’Agata / È meglio morire che essere fiaccati. Nei loro libri, alcuni storici locali sostengono che il dipinto sia stato fatto realizzare nel XVIII secolo dai Marchesi Loffredo al fine di ricordare Pandolfo IV, Principe di Capua e padrone, nell’anno mille, del maniero. Un’antica leggenda popolare, invece, racconta che il dipinto identifica il Capitano Agatone, il superbo, quanto crudele fondatore di Rocca Sant’Agata.
Tra storia e leggenda, comunque, il mito di questo misterioso personaggio ancora oggi è molto vivo nella memoria collettiva del paese. Ogni santagatese, infatti, per averla sentita raccontare sin da bambino, conosce bene la leggenda di Agatone, il condottiero che fece costruire la Rocca sulla cima della montagna e impose al popolo lo “Ius Primae Noctis”, riservandosi, in caso di matrimoni tra popolani, il diritto alla prima notte.
Una leggenda da secoli aleggia tra le possenti mura del Castello santagatese, dietro quel grande portone che nel passato si spalancava ai sogni per intrecciarli con utopie di racconti che narravano la storia del crudele Agatone. E del suo barbiere Andoniucce.
Una vicenda, quella di Agatone, e del suo barbiere, che vede l’amore prevalere sull’odio, la libertà trionfare sulla schiavitù e la giustizia, alla fine, affrancata.
Non ad opera del popolo, però, come a volte accade nelle rivoluzioni della realtà, ma per mano di un singolo uomo: quella umile di un barbiere, armato solo di un grande amore.
E di un rasoio affilato.
Un rasoio che pose fine, stando sempre alla leggenda, alla di Rosario Brescia crudeltà dello “Ius Primae Noctis” e alla vita infame di Agatone, che finì sgozzato proprio per mano di Andoniucce, il barbiere che prossimo al matrimonio non volle sottostare alla crudeltà del suo tiranno.
Ogni anno, nel mese di agosto, al ritorno in paese dei tantissimi emigranti, il Comune, con la collaborazione della Pro Loco e della locale Compagnia Teatrale, per ricordare la leggendaria figura del Capitano Agatone per un giorno fa rivivere il mitico personaggio attraverso un singolare e coinvolgente corteo. E insieme al condottiero Agatone, per un giorno rivive pure Andoniucce, il povero barbiere, umile e ignaro eroe protagonista di una leggenda la cui bellezza culmina, potenza dei sogni, nel riscatto dei deboli. La naturale scenografia del borgo antico di Sant’Agata, quindi, con le sue caratteristiche viuzze e angoli medievali, in agosto si anima in maniera ancora più esaltante al suono dei tamburi e delle trombe che annunciano il fastoso passaggio del Corteo di Agatone. A vestire i panni del mitico condottiero santagatese, interpretandone il ruolo, di volta in volta un diverso attore d’eccezione. Lo scorso anno fu la volta del grande Michele Placido; quest’anno, invece, nei panni di Agatone si è potuto ammirare il bravo e simpatico attore Tullio Solenghi.
Una manifestazione bella e colorata, questa di agosto, con sbandieratori, giullari e giocolieri, dame eleganti e nobili cavalieri tutti in rigoroso costume e tutti impegnati nella coreografica rievocazione della povera fine del superbo e nobile condottiero Agatone, che non finì da eroe sul campo di battaglia, ma perì miseramente per mano del suo umile barbiere. Potenza dei sogni.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.