TerritorioAnno 1 N°1

L’antico maniero, custode di suggestive leggende

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Solitario testimone di intere epoche, l’imponente castello di Sant’Agata di Puglia pare oggi un guerriero che, fiero e silenzioso, dopo aver sconfitto anche l’oblio del tempo, quello che poteva rappresentare il nemico più grande, è rimasto a guardia di quel grande tesoro che è la sua presenza stessa, la sua storia.
Una storia accuratamente custodita dietro quel suo grande portone d’ingresso, lo stesso che oggi si spalanca a tanti visitatori curiosi, ma che fino a qualche decennio fa si spalancava solo ai sogni per intrecciarli con la storia e trasformarli in leggende. Antiche leggende che in paese si raccontavano la sera, intorno al fuoco di un camino.
Ma se suggestive si dipingono le leggende che ruotano intorno all’antica Rocca santagatese, gloriose e importanti si rivelano le sue origini che si legano a interessanti pagine di storia.
La storia del castello di Sant’Agata, infatti, come evidenziato appunto nei testi di storia locale, ricalca per lo più quella del paese stesso, per la quale formazione e sviluppo vengono prese in considerazione diverse epoche.
Castrum o Rocca, nel periodo Romano era denominato Artemisium, probabilmente per il fatto che in cima al monte vi era un tempio pagàno dedicato alla Dea Artemide. I Romani da quel sito controllavano la viabilità, la Valle del Calaggio ed i territori daunoirpini e lucani.
Con l’avvento del Cristianesimo, quando per volontà di Papa Gregorio Magno furono trasportate le reliquie della Martire S. Agata da Catania a Roma, l’ Artemisium venne battezzato Sant’Agata, in onore della santa siciliana.
Nel Medioevo la Rocca rivestì la funzione importantissima di Provincia o distretto militare-amministrativo, avendo il comando di una circoscrizione composta da un certo numero di paesi. Questo distretto con i Longobardi venne denominato Gastaldato.
Nella seconda metà dell’anno Mille, la Rocca, denominata Comestabulia, finì in mano ai Normanni con a capo il Contestabile. Durante la dominazione Sveva, la Provincia Militare venne denominata Castellania.
L’imperatore Federico II provvide alla riparazione del maniero sia nel 1239 che nel 1250, poco prima di morire, obbligando ai lavori di restauro i paesi appartenenti alla Castellania e lo inserì tra i Castra Exempta, castelli di primaria importanza giacché strategici per fini militari.
Alla dominazione Sveva seguì quella Angioina, durante la quale il castello conservò ancora la sua funzione di territorio militare-amministrativo. Con gli Aragonesi, il Castello fu governato dagli Orsini, che possedettero l’alta Signoria di Sant’Agata per molti anni. Con questi, il castello iniziò a subire le prime modifiche, divenendo residenza ducale, fino al passaggio ai Loffredo, nel 1576, allorché Carlo Loffredo lo comprò per 36.000 ducati.
La famiglia Loffredo si distinse per molte opere pie e religiose e si adoperò anche per l’edificazione a Sant’Agata di un grande edificio religioso dell’Ordine Francescano dei Riformati, il Convento di S. Carlo, al cui interno nell’anno 1664 furono istituiti un lanificio e una scuola di filosofia e teologia. Il Marchesato Loffredo durò circa tre secoli, fino alla metà del 1800, allorché il castello passò al Marchese di Monteforte il quale sposò l’ultima erede della famiglia Loffredo.
Ad abitarlo, successivamente, furono alcune famiglie di passaggio, almeno fino al 1865 quando, dopo un certo periodo di abbandono, fu censito alla famiglia Del Buono.
Si deve attendere lo scoccare del nuovo millennio per un nuovo, importante, passaggio di proprietà.
Nell’agosto del 2001, infatti, l’Amministrazione Comunale di Sant’Agata di Puglia lo acquista al fine di farlo divenire bene culturale pubblico. Di recente, l’imponente Rocca santagatese è stata anche oggetto di importanti lavori di consolidamento che hanno interessato le strutture verticali, i muri e le facciate esterne e interne, anch’esse restaurate e rinforzate.
Testimone di intere epoche, oggi l’imponente castello di Sant’Agata di Puglia continua ancora a rimanere a guardia di quel gran tesoro che è la sua presenza stessa, con la sua storia importante che dall’alto di una montagna, come scriveva l’Agnelli, con silenziosa fierezza da secoli continua a scrutare l’orizzonte: “…sino alle azzurrine acque del mare sipontino…”.

Il castello di Sant’Agata di Puglia nella descrizione di Lorenzo Agnelli

“Il vertice della nostra montagna, alta m. 795 sul livello del mare, finiva così appuntito, che fu uopo spianarlo per situarvi l’antica Rocca con i fortalizii… Da quel sito aereo larghissimo è l’orizzonte che gli si apre innanzi, e mirabile è la veduta di tanti e si varii campi, di tanti paesi e città, che pare gli siano soggetti, sino alle azzurrine acque del mare sipontino…

Partendo proprio dal vertice della montagna e dalla sua antica Rocca, lo storico locale Lorenzo Agnelli prende a raccontare la storia di Sant’Agata di Puglia attraverso la sua interessante opera, pubblicata nel 1902, dal titolo: “Cronaca di Sant’Agata”. E chiarisce, l’Agnelli, in quelle stesse pagine, il motivo della scelta di un monte – così appuntito, che fu uopo spianarlo – al fine di costruirvi la Rocca: “…V’è sempre una ragione perché una città sia dov’è e non altrove… è sempre la ragione dei tempi e l’opportunità della vita che danno principio alle fondazioni di un paese… L’agricoltura l’impianta dove essa può  rosperare, il commercio, dove può avere sbocchi: la difesa e la guerra, preferiscono i monti…”.

Sempre nella “Cronaca” dell’Agnelli, si legge anche una minuziosa descrizione del castello santagatese: ”L’impianto del Castello è un rettangolo, la fronte misura m. 43,70 il lato opposto, m. 45: gli altri due lati, ciascuno m. 34. Fra questi due e la cinta fortificata, corrono due spianati, che potevano servire come piazza d’armi, addossato alla cinta occidentale stava un largo caseggiato,che poteva essere una caserma.

Nell’interno del castello s’apre un’ampia corte rettangolare, lunga m. 29,90 e larga m. 18,94, con due vasti e profondi cisternoni, i quali con le cisterne, che stavano nell’interno del paese, bastavano a fornir l’acqua in caso di assedio. S’entrava nella cinta per una prima porta, fortificata da una torre quadrata. L’ingresso al Castello aveva una prima fabbrica distaccata con saracinesca, ora abbattuta, quindi ad una seconda solidissima porta di travertino bianco. La cinta, che comprendeva solo tre lati del Castello, era munita di due torri rotonde…donde movevano i muri che cingevano e difendevano l’intero paese”.

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