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I vini di Valentina Passalacqua spopolano in Giappone

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Valentina Passalacqua forse lo sperava ma non era certa di vestire i panni della protagonista al “Japan Wine Challenge”. E invece è successo. Quello che potremmo definire, da Apricena a Tokyo, un viaggio per far conoscere la qualità di vigneti, coltivati con passione e con metodi biologici, ai piedi della alture del Gargano, si è poi rivelato vincente su molti fronti.
Le caratteristiche dei prodotti dell’azienda Passalacqua hanno infatti conquistato gli esperti del maggiore concorso enologico d’Asia e hanno portato all’ottenimento di tre prestigiose medaglie, per il Granverve 2009, per l’Avantgarde 2009 e per il Don Settimio 2009 (medaglia d’argento).
«Il Granverve – spiegano dall’azienda – è realizzato esclusivamente con uve da agricoltura biologica della varietà Greco. La massima cura dei vigneti, unita alle caratteristiche uniche dei terreni, ha dato vita a un vino fresco, delicato, elegante. L’Avantgarde è ottenuto soltanto con uve della varietà Pinot Grigio. L’assoluta naturalità ha permesso al vino di esprimere tutto il suo spessore, ben bilanciato, però, da piacevoli sentori speziati che fanno da corona alle intense note di melone e pesca del bouquet. Il Don Settimio è invece ottenuto esclusivamente da uve Montepulciano. È un vino esuberante che deve riposare in barriques per almeno sei mesi prima di essere imbottigliato, il suo gusto è pieno ed armonico».
Le qualità dei vini sono emerse nonostante una concorrenza molto agguerrita. Impressionanti, infatti, i numeri del “Japan Wine Challenge”, svoltosi a Tokyo: 1400 vini in concorso provenienti da 23 Paesi, tra cui Francia, Stati Uniti, Cile, Nuova Zelanda, Australia. «I nostri vini – dice la giovane vigneron Valentina Passalacqua – hanno riscosso successo proprio perché diretti, sinceri, non aromatizzati né resi omologhi a concorrenti cileni, australiani, o neozelandesi. Il mondo è saturo ormai da decenni di vini che sanno di legno, caffé, bacon, oppure, come per i bianchi, di tropical juice, ananas e miele. Insomma il gusto cosìddetto internazionale ha banalizzato e stereotipato i vini al punto che la vera novità sta nella personalità unica che solo la schiettezza di un vino monovarietale sa regalare al degustatore esigente e appassionato». Depone ulteriormente a favore dell’azienda apricenese il fatto che mette nella produzione il massimo rispetto dell’ambiente: parte dell’energia elettrica è infatti prodotta da fonti rinnovabili, i materiali utilizzati sono eco-compatibili, vi è un’attenta gestione delle acque e la massima cura per la raccolta differenziata, al fine di poter soddisfare sempre al meglio le aspettative del consumatore consapevole.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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