Interventi & ContributiAnno 3 N°7

Evoluzione del linguaggio poetico

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È un luogo comune che la poesia dialettale foggiana sia soprattutto sinonimo di vernacolo. Questo è giustificato dal fatto che i nostri più noti poeti del passato hanno composto sillogi i cui temi erano prevalentemente intrisi di nostalgia dei tempi andati, di luoghi e personaggi, delle festività più sentite, motti e modi di dire che contraddistinguono tuttora la città di Foggia. Nulla da eccepire in quanto, rileggendo certi versi è bello immergersi in sonorità, odori e colori di un tempo. Anche gli stili compositivi avevano ed hanno tratti comuni. Penso alle quartine a rima alternata di Raffaele Lepore o di Osvaldo Anzivino, ai sonetti di Antonio Lepore che ci hanno lasciato un patrimonio di immagini e quadretti ineguagliabili e di sicura memoria storica.
Questi personaggi, insieme a Giuseppe Esposto, Guido Mucelli ed altri, hanno creato una scuola, tracciando il solco di uno stile poetico a cui nuovi narratori della foggianità si sono in parte ispirati. In parte, appunto, in quanto la traccia che questi maestri hanno lasciato non è stata del tutto seguita per quel che concerne la grammatica. A tutt’oggi ognuno tende a scrivere il dialetto in modo personale e tanti nuovi maestri, o presunti tali, non fanno squadra ma si isolano e si sentono in alcuni casi soli e unici custodi del dialetto e della sua forma di scrittura. Sa bene chi ha scritto o ha provato a scrivere in foggiano le difficoltà che si incontrano quando si devono scrivere talune vocali che hanno dei suoni gutturali inclassificabili secondo i codici linguistici conosciuti.
La poesia dialettale ha valore quando riesce ad esprimere a pieno la sua capacità espressiva e di sintesi rendendo inutili le roboanti spiegazioni sui concetti che si sottintendono. Frasi come “steve cammenanne tanda belle” non sono attinenti ad un elegante modo di camminare o ad uno stile particolare ma esprimono uno stato d’animo: serenità, spensieratezza; chi se ne sta tranquillamente per conto suo magari pensando alle cose belle che lo attendono; ad un prossimo incontro, ad un particolare episodio piacevole che gli è capitato o a “che s’adda magnà a mezzejurne”.
Ma la poesia è anche altro. Racconta il mondo del poeta, le sue visioni, il suo concetto della vita, le sue osservazioni sul mondo che lo circonda, della natura, del mistero dell’amore. E qui, su questi temi, vi è un po’ di carenza intenti come si è a raccontare ancora, tra le nuove leve di poeti, quadretti già mirabilmente dipinti. Anche il vocabolario del nostro dialetto contiene tutte le parole che servono per scrivere bellissimi versi, bisogna solo trovarle e “arrengarle une arrete a l’ate”.È interessante perciò vedere se la poesia dialettale foggiana ha uno sbocco sui temi sopra citati o se dovrà e vorrà rimanere ancorata al solo vernacolo Personalmente mi auguro che il respiro possa essere più ampio in quanto credo che forse è proprio il dialetto che può preservare la nostra identità in questo mondo sempre più globalizzato.

Esempi di poesia in vernacolo
Propongo questa poesia in quartine a rima alternata di Raffaele Lepore, in cui si rievoca quasi in maniera olfattiva il rito dell’accensione del braciere che era per i foggiani di quegli anni il solo strumento per riscaldare gli ambienti. Operazione che si effettuava sulla soglia di casa o sui balconi ed una volta ottenuta la brace si rientrava in casa. Naturalmente l’autore sottolinea in maniera ironica che l’operazione non era sempre semplice. Spesso la poesia in vernacolo rievoca in maniera divertente tali situazioni.

A Vrascère
Quanne venève ‘u virne ére nu guaje Pe resolve ‘u problème ‘u scalfatorie Sta vrascère ca ‘nz’appecciave maje; soltande fume, fîte e ‘nguachhiatòrie A cummatte ck’a rusce e i caravùne I levenelle e ‘a cènera stutàte, ére nu stràzzje ca sciuppave a ognune ‘i parulacce e ‘i megghje gastemàte

Il Braciere
– Quando arrivava l’iverno era un guaio /per risolvere il problema del riscaldamento / questo braciere che non si accendeva mai / solo fumo, puzza e sporcizia // Si perdeva tempo con la carbonella e i carboni / con legnetti e cenere spenta / era uno strazio che strappava ad ognuno / le parolacce e le migliori bestemmiate.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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