Interventi & ContributiAnno 3 N°7

Ester Loiodice anima del Comitato per lo studio delle tradizioni popolari di Capitanata

Condividi

Certamente, il regime fascista sostenne il riconoscimento del folklore come una disciplina autonoma attraverso la fondazione di musei locali, anche se frenò la discussione culturale e favorì la persistenza di un atteggiamento nazional-popolare fra i folkloristi. Il caso Foggia crediamo sia stato emblematico di questa tendenza. Il 19 giugno 1930, su invito del podestà Alberto Perrone, di Ester Loiodice e di Nicola Pepe (segretario federale PNF), si riunirono a Foggia Gaetano Consagro, Benedetto Biagi, Gaetano Valentini, Michele Melillo, Amelia Rabbaglietti, Emma Zammarano, Guglielmo Renzulli, Domenico Petrilli, Rodolfo Santollino, Francesco Gentile, Giovanni Leone e Nicola Zurlero (segretario provinciale del Dopolavoro).
Perrone, assunta la presidenza, illustrò le finalità del nascente Comitato: promuovere, sviluppare e coordinare gli studi folkloristici della Provincia. Si nominarono i membri dei vari sottocomitati, coordinati alla Loiodice: Melillo, Gentile, Biagi e Satollino per il settore folkloristico; Valentini, Consagro, Fustaro, Rabaglietti e Zammarano per l’istituzione del Museo e per l’organizzazione delle mostre; per curare una speciale sezione folklorica presso la Biblioteca furono nominati Biagi, Satollino, de Biase; Melillo e Zammarano, Rabaglietti, Valentini, Petrilli e Renzulli per la raccolta di canti.
Perrone comunicò che il Prefetto, il Segretario Federale e il Presidente della Provincia avevano promesso il loro appoggio; l’Amministrazione Comunale avrebbe messo a disposizione del Comitato i locali e il relativo arredamento, oltre a un congruo contributo finanziario. Si decise di aggregare al Comitato i Podestà dei Comuni di Cerignola, San Severo, Monte Sant’Angelo, Lucera, Manfredonia, Troia e San Nicandro Garganico, Vieste, nonchè altri studiosi come Giovanni Tancredi di Monte Sant’Angelo, la signorina Serritelli di San Giovanni Rotondo, il dottor Rosario di Ascoli, il notaio Beccia e Carlo Villani.
I Fiduciari scrissero al Prefetto di Foggia, auspicando che spendesse la sua “alta ed illuminata parola” presso i vari Podestà della provincia, dai quali speravano di ricevere in omaggio il costume e il completo abbigliamento di ciascun Comune, oltre alla collaborazione per la raccolta di tutto il materiale caratteristico delle varie località. In tal senso, pregarono il Prefetto di esortare i Podestà ad accogliere le loro richieste, fiduciosi che l’istituendo Museo per le Tradizioni
Popolari di Capitanata si inaugurasse il 28 ottobre 1930.
In una lettera datata Foggia 12-7- 1930-VIII, il Preside dell’Amministrazione Provinciale fu informato che il Comune di Foggia aveva già messo a disposizione i locali adatti e si era impegnato ad arredarli. Ciò, però, non era sufficiente alle esigenze dell’istituendo Museo che, essendo unico in Puglia e in Italia, avrebbe dovuto costituire un fondo di ricerche e di studi. L’auspicio era che l’Ente Provincia deliberasse un congruo sussidio. Loiodice e Perrone pregarono Nicola Pepe Celentani, segretario federale di Foggia, di inviare al Comitato tutte le fotografie della Mostra fotografica organizzata l’anno prima dal Dopolavoro Provinciale  e tutte le altre immagini folkloristiche delle varie manifestazioni organizzate dai Fasci Femminili e da altre Istituzioni politiche. Sarebbero state gradite anche le copie dei canti e delle commedie dialettali già rappresentate in pubblico o da rappresentare in futuro. Per l’indispensabile e delicata ricostruzione
dei costumi, dei canti ,e “per avere una maggiore possibilità di ricerca e di studio del folklore”, si chiedeva a Pepe Celentani di tenere informato il Comitato sulle future manifestazioni folkloristiche. La lettera si chiude con un “fascistico ossequio”.
La piena adesione al Regime è entusiasticamente ribadita dai due fiduciari nella circolare N. 1 (senza data) inviata a Pepe Celentani, ai Podestà, ai segretari Politici e agli studiosi di Folklore.
Loiodice e Perrone comunicarono che, in armonia con i superiori intendimenti e d’intesa con le gerarchie fasciste provinciali, avevano costituito un Comitato per lo studio delle Tradizioni popolari di Capitanata.
Per una prima azione, esso intendeva  formare una coscienza folkloristica attraverso conferenze, pubblicazioni, ecc.; istituire un Museo per le Tradizioni di Capitanata con sede nel Capoluogo; organizzare mostre fotografiche e di arte pura e applicata; istituire una sezione di pubblicazioni presso la biblioteca comunale di Foggia; raccogliere canti, poesie e prose per lo studio della letteratura popolare; studiare scientificamente i dialetti di Capitanata; organizzare audizioni popolari e raduni provinciali; raccogliere pubblicazioni e altro materiale sugli usi civici della Capitanata; illustrare la religiosità popolare; partecipare alle manifestazioni folkloristiche della Fiera del Levante; raccogliere cimeli, oggetti e frammenti archeologici. Compito dei vari Podestà, segretari politici e di tutti gli studiosi folkloristici della provincia doveva essere quello di ricostruire il costume del proprio paese e i capi di abbigliamento maschile e femminile; mobili;
attrezzi da lavoro, modelli di costruzioni, plastici, piante topografiche, monete, esemplari per usi giuridici e per costumanze religiose, manufatti, prodotti delle piccole industrie, lavori, pubblicazioni, canti, ecc, ecc.) “utili a presentare la comunità nella sua totale e reale tradizione”.
Anche il più modesto oggetto, che dai profani poteva essere giudicato privo di valore, era invece, spesso elemento preziosissimo per la ricostruzione della storia “millenariamente vetusta”.
Ogni esemplare (per la facile individuazione e catalogazione) doveva riportare queste precise indicazioni: denominazione dialettale etecnica; luogo di provenienza, data di origine, reale o approssimativa; materia di cui era fatto o se essa era prodotto dell’industria locale della Provincia; uso a cui era o è destinato; valore dell’oggetto espresso nelle monete del tempo; tutte le altre notizie necessarie per l’illustra-zione dell’oggetto.
Gli esemplari raccolti dovevano essere tenuti in custodia dal Comune  (o dal Segretario del Fascio) e sotto la sua diretta responsabilità, fino a quando il Comitato delle Tradizioni di Capitanata non li avesse ritirati o disposto diversamente.
Il materiale doveva essere accompagnato da un elenco nominativo, firmato dal Podestà o dal segretario politico) o da uno studioso delegato dal Comitato. “Non occorre spendere parola –concludono Loiodice e Perrone –per spiegare il significato morale e nazionale di tutto il movimento folkloristico e della istituzione del Museo di Capitanata, che avrà sede nel Capoluogo, e che sarà primo non solo in Puglia, ma in Italia. Da uno studio completo della nostra feconda Terra e della nostra gente balzerà vivida di splendore e di grandezza la figura storica della Capitanata; e ciò costituirà un’altra superba affermazione della Puglia in pieno Regime fascista. All’opra tutti con una sola fede, con un unico slancio, con una sola idea; far conoscere la Capitanata e la sua forte Gente. Perché lo scopo sia raggiunto è necessario che tutte le difficoltà (che non saranno poche)siano superate con fascistica energia. Il Museo dovrà essere un’altra Istituzione che dovrà possibilmente ricevere il suo battesimo nell’ormai storica data della Marcia su Roma. Per ogni fine si rende conto che, là
ove ne fosse necessaria la presenza  si porterà l’apposita Commissione per incoraggiare ed ordinare la raccolta. Per ogni schiarimento, delucidazione, informazione, segnalazione di difficoltà, gli interessati potranno rivolgersi alla Fiduciaria Provinciale”.
Ester Loiodice, in una lettera risalente probabilmente al 1933 ed inviata, a nome del Comitato per le Tradizioni Popolari di Capitanata, alla Reale Accademia d’Italia, si rivolge al Presidente del Supremo organo culturale italiano per avere incoraggiamenti ed aiuti nazionali: “Ardisco sperare nella benevolenza della reale Accademia per l’assegnazione di un contributo capace di mettere il Comitato, e per caso, la sottoscritta, direttrice della collana, in condizioni di pubblicare, se nonin tutto, almeno in parte, gli studi e le opere già pronte”.
L’elenco delle opere, lunghissimo testimonia il grande impegno profuso degli studiosi foggiani.
Esso comprendeva: un Vocabolario dialettale foggiano e uno della Capitanata; una guida e uno schedario scientifico sul Museo delle tradizioni popolari di Capitanata; i  Canti di Foggia e i Canti della Capitanata, con trascrizioni musicali e commenti; una Raccolta di conferenze sulle tradizioni popolari e sulle arti popolari; Feste, leggende e storie del popolo di Capitanata; Sentenze e proverbi e modi di dire popolari della Daunia; Giuochi popolari; Folklore e didattica; Bibliografia delle tradizioni popolari in Puglia e dei dialetti dauni, con particolare riguardo alle isole linguistiche (Celle, Faeto, Chieuti e Greci);Miti e culti dell’antica Daunia; Poesia popolare foggiana e altri volumi in progetto. La Collana intendeva superare i limiti della cultura provinciale e perseguire finalità nazionali, ma la pubblicazione era preclusa per le difficoltà finanziarie degli Enti locali foggiani: “È già pronta o in corso di preparazione una prima serie di volumi, ma il lavoro resta celato, e quindi è inutile, per il fatto che non può essere pubblicato per mancanza di fondi. Gli argomenti storico tradizionali di una Provincia non ancora conosciuta, che prende sviluppo e si slancia nel fervido periodo fascista, concordemente al suo progredire e alle sue rinnovazioni edilizie- idrauliche, agrarie e sociali, corretta e ben guardata dall’occhio vigile del Duce, sono, senza dubbio, degni di essere studiati da una corona di cultori più folta dell’attuale e portata a conoscenza dei più”.
La Loiodice chiude la lettera con l’auspicio che “l’adesione e l’incoraggiamento dell’Accademia d’Italia, oltre ad essere ambito consenso agli sforzi di alcuni studiosi e del più fervido sostenitore dell’opera – il Comune di Foggia – che peraltro, nei contributi, non può andare oltre i limiti consentitigli dal bilancio, darebbe al Comitato la parola, ed alla sottoscritta, che è la modestissima fondatrice del movimento culturale tradizionalistico di Capitanata, la possibilità d’intensificare l’azione, realizzare la parte più significativa del suo lavoro e fornire materiale preziosissimo e genuino alla cultura italiana”.

BIBLIOGRAFIA
ACF (Archivio Comunale di Foggia), Fascicolo 1930-1933, Tit. A VI, Municipio di Foggia Comitato provinciale per le Tradizioni Popolari;
Cavazza Stefano, La folkloristica italianae il fascismo, “La Ricerca Folklorica” n.15,Aprile 1987 (Grafo edizioni Brescia),
pp.109-122;
Loiodice Ester, ‘A festa d’a vinnegna nella tradizione foggiana, Firenze, Tipografia classica, 1931, Estr. da: Lares, anno 2, n. 1,marzo 1931;
Loiodice Ester, A Foggia, decorata di medaglia d’oro al valor civile. Motivazione del Capo dello Stato, Roma, Staderini,1959;
Loiodice Ester, Florealia. Leggende, ricordi, colloqui, impressioni, quadretti, scenette, figure, Roma, Bonacci, 1964;
Loiodice Ester, Il Museo delle Tradizioni Popolari di Capitanata a Foggia, in “Ospitalità Italiana”, numero monografico:
“Foggia e la Capitanata” (6-21 settembre1933 – XI), pp. 26-29;
Loiodice Ester, Il primo canto de l’Inferno:versione poetica in dialetto foggiano, Roma,Staderini, 1959;
Loiodice Ester, La ceramica dauna nell’arte popolare, Firenze, Leo S. Olschki,1959, Estr. da: Atti del 7° congresso naz.le
delle tradizioni popolari, Chieti 4-8 settembre 1957;
Loiodice Ester, La scheda-tipo del museo delle tradizioni popolari di Capitanata. Comunicazione tenuta al 3° Congresso
nazionale di arti e tradizioni popolari, Trento – settembre 1934, Roma, Edizioni dell’O.N.D., 1936;
Loiodice Ester, Leggende marinare di Capitanata, Udine, Idea, 1943, Estr. da: Atti del 4° congresso nazionale di arti e
tradizioni popolari, settembre 1940; Le tradizioni popolari nella Capitanata e N. Zingarelli nei ricordi dell’autrice, Foggia,Amministrazione provinciale di Capitanata,1974;
Loiodice Ester, Nel centenario dell’epopea garibaldina 1860-1960, Roma, A. Staderini,1960;
Loiodice Ester, Pochi punti sugli… i, Foggia, Fiammata, 1934;
Loiodice Ester, ‘U cante d’u Tavulijere.Poemetto in dialetto foggiano, Milano,Editrice Convivio Letterario, 1961;Venerdì sandé a Foggia, Roma, Bonacci, 1956.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.