AttualitàAnno 2 N°3

L’«Isola» in un mare di problemi…

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I consumi culturali di tipo editoriale (libri, riviste, giornali) non hanno mai visto Foggia in cima alle classifiche. Tutt’altro. Si compra poco e si legge ancor meno. Ma come considerare quella che, a prima vista, è una inversione di tendenza nel “turn over” tra le librerie cittadine? Fino a pochi anni fa, nel capoluogo erano attive solo due librerie: la storica “Dante” e “Patierno”, anche se quest’ultima è difficilmente accostabile alla prima essendo una edicolacartolibreria. Già da tempo avevano invece chiuso altri due storici esercizi, “Minerva” e “Parnaso”, pure ubicati in pieno centro. Poi, lentamente, la rifioritura di librerie, tutte rigorosamente in franchising: prima la “Gulliver” al Centro commerciale Mongolfiera, poi “Edicolè” in piazzetta, infine “Ubik” in piazza Giordano, ognuna con un percorso e una identità diversi.
Nessuna di queste nuove librerie sembrava aver intaccato più di tanto i fatturati delle prime due, tra l’altro specializzate anche nelle edizioni scolastiche. È stata invece una decisione del Comune di Foggia a soffocare pericolosamente l’attività di una di esse, in particolare l’antica libreria “Dante” di Michele Colucci. A seguito della chiusura al traffico veicolare della zona (dalla piazza antistante il Teatro “Giordano” a via Oberdan), tutte le attività che insistono in quei 50 metri hanno subìto un drastico taglio delle entrate. Non c’è alternativa, sostengono i diretti interessati: si tratta di ristabilire il vecchio piano permettendo così ai numerosi commercianti di riappropriarsi dei diritti acquisiti in svariati decenni di onorata attività. «Non bastava la perdurante crisi economica – dicono in coro, esprimendo un forte dissenso – ora si è aggiunto pure il Comune!».
Eppure basterebbe poco per coniugare le ragioni degli uni – i cittadini che reclamano giustamente maggiori spazi di vivibilità – e quelle degli altri – i commercianti in questione: «Rendere pedonale quest’area solo nelle ore serali e nei giorni festivi e ad orari prestabiliti, come per esempio accade già in via Arpi». Così Foggia si trova ad avere, sulla carta,ben cinque librerie (abbiamo conteggiato anche le “Edizioni Paoline” di piazza XX Settembre, seppure con un target diverso) in un spazio assai limitato, alle quali occorrerebbe aggiungere la Mondadori in Mongolfiera ed altre due che proprio librerie in senso classico non sono, la “Simone” in via A. Volta e “Paginadue” in via IV Novembre. Tutto e solo in pieno centro cittadino!
Un bel panorama, a dispetto della crisi, verrebbe da dire. Che invece c’è. Dovete rinnovarvi, era stato suggerito alle due librerie storiche di Foggia, e loro qualche sforzo lo hanno fatto, chi ricavando spazi per la presentazione pubblica di libri con gli autori, chi rimodernando i locali, chi promuovendosi all’esterno.
È bastato? Per niente, o troppo poco.
La crisi, lo si è detto, passa per le scelte del Comune che la “sperimentazione” dell’isola pedonale in via Oberdan e piazza Cesare Battisti l’ha ormai trasformata in “attuazione”.
Vorremmo dirlo in maniera chiara ai nostri pubblici Amministratori: quando si sbaglia nel fare una scelta, si ottiene più consenso e stima non nel far vedere con quanta ostinatezza si difende quella scelta (che nessuno condivide: basta vedere il vuoto di quella piazza, tra l’altro brutta e fatta con materiali inadatti!) ma nel fare un passo indietro e – democraticamente – ridiscutere i problemi.
In questo senso c’è ancora tempo per rivedere la scelta che ha penalizzato fortemente residenti e commercianti in quei pochi metri di “isola pedonale”. E di questi tempi, tagliare posti di lavoro – come tragicamente avverrà – per colpa di scelte sbagliate della politica, è quanto di più sgradevole e impopolare.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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