AttualitàAnno 3 N°7

Dal nostro inviato speciale nella Foggia di 150 anni fa

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C’era molta agitazione in Foggia quel 16 Ottobre 1861: alle 11 antimeridiane era stata pubblicata la formula del plebiscito con cui Garibaldi invitava tutti i cittadini dell’Italia meridionale a decidere per il 21 Ottobre del loro futuro: se riconoscere, cioè, o meno, Vittorio Emanuele Re d’Italia. Luigi Zuppetta, esprimendo la convinzione dei seguaci del Mazzini e della tradizione meridionalista – accettare la Monarchia, a patto che significasse la Unità – aveva fatto rigettare la formula della pura e semplice “annessione” delle provincie meridionali al Piemonte.
Era comprensibile che vi fosse alquanto movimento in città: era la prima volta che si votava, e inoltre per un problema tanto importante. “Come si fa a votare?
Si corre qualche rischio? A chi spetta il voto?” si chiedevano l’un l’altro i foggiani, per i quali il voto era una novità. Alcuni tra i più scettici andavan dicendo in giro dell’inutilità di quel referendum, che fra qualche tempo sarebbe tornato Francesco II e l’avrebbe fatta pagare cara a tutti. Per fortuna di questi ve ne erano pochissimi: la maggior parte dei foggiani sapeva ormai con chiarezza che Garibaldi significava definitivamente la Libertà.
Il 18 Ottobre fu affissa in Piazza Mercantile la lista dei votanti: indescrivibile il senso di gioia, anzi di orgoglio, di chi leggeva o sentiva leggere il proprio nome, e l’invidia con cui era guardato da coloro ai quali non toccava questo privilegio.
Finalmente giunse il 21: a due, a tre per volta si recavano alla Chiesa di S. Domenico, adibita a sezione elettorale, parlando intensamente tra di loro; pieni di emozione e di rispetto si presentavano al Sindaco, Marchese Saverio Salerni de Rose, con la propria tessera, sceglievano la Scheda, la deponevano nella cassetta vuota, quindi si recavano frettolosamente alle proprie case, per raccontare alle mogli, ai figli, la grande avventura. Alla sera poi tutti si riversavano fuori nelle vie e nelle osterie a continuare a discutere, a sentire il parere degli altri.
A Foggia in quell’occasione spettò un primato veramente invidiabile: nessuno, nessuno indistintamente dei suoi figli, diede risposta negativa al Plebiscito.
Anche a Foggia s’era fatto un pezzetto d’Italia!

Dal numero unico: “Per il Centenario dell’Unità Italiana”, Foggia, marzo 1961

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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