AttualitàAnno 2 N°5

Bruno Pitta il «vecchio» con l’amore per il biologico

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Dall’alto della sua esperienza cinquantennale ne ha viste di cose, ne ha conosciute di persone, ne ha vissute di esperienze. Potrebbe starsene in panciolle a godersi i frutti di anni di lavoro e di sacrificio, viaggiare o lavorare per hobby. E invece, Bruno Pitta continua, come ha sempre fatto finora, a interessarsi del mondo, a incuriosirsi nelle nuove tecnologie, a reinventarsi senza tregua con l’entusiasmo di un esordiente. A quasi settanta anni di età, pioniere dell’edilizia a Lucera negli anni del boom economico, ha imboccato la strada dell’agroalimentare e precisamente del biologico, una nuova avventura imprenditoriale che lo affascina, come sostiene, e lo porta in giro per l’Italia, tra fiere e manifestazioni. Ha ancora voglia di fare e di darsi, di lasciare una traccia, un esempio per tanti giovani che purtroppo rimangono immobili in attesa del famigerato posto fisso o che non provano a farsi avanti con coraggio, diventando artefici del proprio destino. Un ritratto a tutto tondo di un imprenditore meridionale, fiero delle sue origini e che difende la sua terra.

-Che ne pensa dell’attuale momento economico del nostro Paese e della Capitanata?
-Ad essere sincero in tanti anni di onestà e infaticabile attività, ne ho viste tante, difficoltà e problemi, ma mai un periodo di stallo come quello che stiamo vivendo da qualche anno a questa parte, in cui tutto ristagna, è fermo e immobile. Da noi le cose si sentono maggiormente perché la Capitanata è un territorio poco abituato alla cultura d’impresa, non c’è slancio o voglia di rischiare. La conseguenza è che non si muove nulla, e in questo hanno anche una grande responsabilità gli enti e le istituzioni che non creano le condizioni favorevoli per l’avvio di un’attività economica imprenditoriale.

-Ci spieghi meglio…
-Per avviare e mettere in funzione una pala eolica nella mia azienda sono stati necessari più di 800 giorni, tra permessi, autorizzazioni e tutta la trafila burocratica e il rimpallo tra uffici. Una vera jungla. Se Bruno Pitta nasce a Lucera il 19 agosto del 1941, quart’ultimo di nove figli. Sin da ragazzino si adopera per aiutare la famiglia. Oltre a frequentare la scuola, lavora nei cam-pi e inizia a lavorare come aiutante in piccole imprese edili. Dalla metà degli anni Sessanta si mette in proprio e con la sua impresa realizza numerose costruzioni nel centro Svevo, edilizia residenziale, ma anche pubblica, con chiese, scuole e opere pubbliche importanti, con le quali ha poi realizzato impianti di gas metano in numerosi centri del Gargano. Suo figlio è Gianni, imprenditore e apprezzato artista. in certi momenti, sono stato preso dallo sconforto io che conosco la macchina burocratica e la sua colossale lentezza, figuriamoci un giovane alle prime armi! Si arrende prima ancora di cominciare. È ovvio, no? Abbiamo bisogno, invece, di un’amministrazione veloce, facile, che ci risolva i problemi e non che li crei, che non ci faccia fare il giro delle sette chiese tra gli uffici, che ci dia informazioni certe. E invece no. È una situazione insostenibile, una burocrazia pesante, soffocante, al limite della sopportazione. A volte non sai nemmeno a chi rivolgerti per ottenere le informazioni che ti servono a chiarire le tue difficoltà. Eppure sono le piccole e le medie imprese che portano avanti l’economia in Italia. Per non parlare poi delle difficoltà di lavorare con gli enti che non pagano. Anche loro sono alle prese con mille difficoltà economiche, ma noi imprenditori onesti – con attività sane e con decine di dipendenti e di famiglie – rischiamo di colare a picco insieme agli enti che non hanno certo brillato per gestioni oculate e hanno accumulato negli anni gli sperperi. Come si fa a operare e ad andare avanti in queste condizioni e in sicurezza.

-Come sono, secondo lei, i giovani oggi?
-Ci sono giovani con tante belle idee, energie che potrebbero portare valore aggiunto al nostro territorio e invece la politica non fa nulla per trattenerli e così sono costretti ad emigrare Sono abbattuti e sfiduciati perché non hanno certezza per il futuro. Vede, quando ho iniziato a lavorare negli anni Cinquanta, ho sempre creduto nelle mie capacità e sapevo che lavorando sodo sarei arrivato lontano. Ne ero certo. Non mi sono mai fermato perché sono sempre stato piuttosto ambizioso. Avevo la vittoria in testa e questo ottimismo mi ha motivato ad affrontare tutte le difficoltà che si sono presentate lungo il mio cammino. Era così. Se studiavi o ti impegnavi certamente avresti ottenuto qualcosa che ti gratificava. Oggi non è più così. Anche se studi, anche se t’impegni, il risultato non è garantito. Poi non ci sono punti di riferimento. Prima c’era la politica, la Chiesa, la famiglia, oggi è tutto annacquato da tante ipocrisie.

-E invece come era l’Italia quando lei era giovane e si affacciava sul mondo del lavoro?
-Alla fine degli anni Cinquanta era molto povera, eppure era piena di speranza e voglia di fare. Lucera, dopo la guerra, era ridotta veramente male e c’era tanta miseria in giro. Dopo le prime esperienze, anch’io ho tentato la strada dell’emigrazione a Torino e a Firenze. Lì si è aperto un orizzonte straordinario di opportunità per me, se fossi rimasto da quelle parti, chissà quante cose avrei potuto realizzare. Eppure sentivo forte il richiamo della mia terra, delle mie origini e sono voluto tornare per provare a fare qui qualcosa di utile.

-Dopo tanti anni non ha perso il coraggio e la voglia di lottare. Ci racconti di questa nuova avventura imprenditoriale “Masseria nel Sole” che ha riscosso molto successo al Matching di Milano…
-Sì, sono molto soddisfatto del risultato ottenuto a Milano. Ho dato vita a questa azienda, insieme alla mia famiglia, perché avevo voglia di ritornare ad occuparmi della terra, il mio grande amore, come facevo quando ero bambino, volevo tornare a respirare l’aria nell’uliveto, stare a contatto con gli animali. Questa vita è più vicina alla mia indole e alla mia tradizione familiare. E poi volevo valorizzare un prodotto della mia città, Lucera, cui sono molto legato. L’olio pugliese trionfa ovunque andiamo in Italia e nel mondo. Ma dobbiamo saper custodire queste tradizioni e farle conoscere. È questo il messaggio che vorrei lasciare ai giovani perché non perdano la speranza e il coraggio di credere nei propri sogni. Anche se oggi è più dura che mai ed è inutile nasconderlo. Alla mia età e con la mia esperienza posso ben dirlo.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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