FocusAnno 2 N°4

Uno spot con Arbore per salvare il pianoforte di Giordano

Condividi

Il più grande foggiano di sempre e quello più noto oggi. Umberto Giordano e Renzo Arbore, due “mostri sacri” eccezionalmente e occasionalmente uniti da un pianoforte. Quella sera del 3 agosto scorso, era davvero emozionato Arbore quando, mettendo delicatamente mano al Bechstein, il pianoforte che fu del M° Giordano, accettò di mettere a disposizione la propria immagine e l’indiscusso carisma a favore di una causa giusta, lanciata dal Club Unesco di Foggia. L’obiettivo – come avevamo anticipato nello scorso numero di ‘Diomede’ – è il recupero del grande pianoforte del 1901 che il sommo compositore foggiano suonò per quasi mezzo secolo e che la famiglia donò alla sua città natale negli anni ‘60.
«Questo è il là del pianoforte di Umberto Giordano e per me che sono foggiano, vissuto in piazza Giordano, è una grande emozione poterlo suonare. Non avrei mai pensato di poterlo fare». Dirà questo, Arbore, nello spot girato quella stessa sera nell’ancora disadorna Sala Fedora e che vedremo presto in televisione. Servono solo 22.000 euro, secondo la perizia eseguita da un esperto del settore quale è Vittorio Fabbrini, anche se non tutti a Foggia la pensano allo stesso modo. Polemiche a parte, l’importante è restituire alla città uno strumento che è un cimelio e un pezzo di storia e che non poteva rimanere nell’oblìo, sommerso da cartoni e in mezzo alla polvere, dov’era finito per anni.
Quella sera, nella piazza che ospita il teatro intestato a Giordano, una folla immensa ha riaabbracciato il suo figliuol prodigo, quell’Arbore che, a scanso di equivoci e una volta per tutte, ha smesso gli abiti del “napoletano di adozione” per ribadire in pieno la sua foggianità. E lo ha fatto ricevendo dapprima, dalle mani del Sindaco Mongelli, il “Premio Umberto Giordano” per aver diffuso la foggianità, nel campo della cultura, dell’arte e dello spettacolo e successivamente partecipando alla presentazione del libro di Gioacchino Rosa Rosa, ‘Foggiani’, che tanto successo ha riscosso da quando, meno di un anno fa, è stato pubblicato. A seguire la proiezione del suo film “Il Pap’occhio”, a 30 anni dalla sua prima uscita. Il colpo di teatro è però arrivato quando Arbore, rivolgendosi al pubblico presente, ha chiesto se sapeva perché tenesse ancora in testa il fatidico cappello bianco. Alzatosi, levatoselo e inchinatosi ha svelato: «Per rendere onore a questo pubblico e a questa città!». Basterà per riconciliarsi con Foggia e coi foggiani, dopo l’altro grande abbraccio collettivo di una decina di anni fa quando, in una gremita piazza Cavour, coi suoi musicisti dell’Orchestra Italiana, regalò alla sua città un bellissimo concerto? Non sappiamo.
Di certo è un Arbore che non ti aspetti quello che emerge dall’intervista esclusiva che siamo riusciti ad ottenere, quella stessa sera di agosto scorso all’interno del “Giordano”, ancora in fase di restauro e in una stanzetta gremita di amici, tra cui l’inseparabile Roberto Telesforo, il papà del funambolico Gegè.
È un Arbore che si lascia andare ad aneddoti, ricordi inediti, che rilascia giudizi positivi su Vendola e sui foggiani di oggi, e che, improvvisamente e accompagnato da Telesforo, intona brani di canzoni “dei muratori”. Ed è un Arbore sempre innamorato della sua Foggia, a dispetto degli anni che ha trascorso lontano da lei ma che giura di portare intimamente sempre nel cuore.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.