FocusAnno 1 N°1

Michele Clima e un sogno: il “Museo del Presepio”

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Per quella che è la tua esperien­za, è più corretto parlare di arte, cultura o passione presepiale?
La passione per il rappresentare e il raccontare è senz’altro all’ origine della mia esperienza. La stessa pas­sione diventa impegno culturale con il tempo e la ricerca. Infine la disposizione organizzata delle for­me, dei colori, delle scene insegue un ideale artistico nel tentativo di esprimere intuizioni, sentimenti, stati d’animo.

I tuoi presepi non vivono di temi e di scenografie fini a se stessi ma vanno interpretati a comin­ciare dalla simbologia che li ca­ratterizza. Puoi descriverci il per­corso che essi compiono, dalla scelta degli ambienti ai perso­naggi? Ce n’é uno, in particolare, su cui hai lavorato e che non è ancora visibile al pubblico?
Il Presepio fin dalla sua nascita e per tutta la sua lunga storia ha co­municato attraverso una simbologia ben codificata. Personalmente ho cercato di approfondirne iconogra­fia, semiotica e iconologia. La scelta poi di un tema per così dire parallelo da avvicinare alla Natività, magari attinto dalle Sacre Scritture, dai Vangeli Apocrifi o più prosaicamen­te tratti da fatti e aneddoti locali, si aggiunge sempre all’idea di conte­stualizzare comunque la rappresen­tazione nella mia terra, tra la mia gente. Negli ultimi anni mi sono spinto oltre nella ricerca fino ad approdare sui delicati e scomodi lidi delle ascendenze pagane del mondo cristiano. Del resto sacro e profano sono l’indiscussa base di partenza del Presepio per eccellen­za: quello Napoletano. Un presepio “sui generis”, ad esem­pio, è quello di “Natività all’ Incoro­nata. Un omphalos daunio”, in cui ho analizzato la millenaria storia della nostra Madonna Nera che ap­parve sull’ albero di quercia, a noi giunta, da un passato misterioso e nebuloso, con un’ iconografia (ad­dirittura senza il Bambinello tra le braccia!) che rimandava più ad una divinità pagana che a una vera e propria Madonna.

Quali materiali utilizzi per dare vita alle tue opere?
Per il paesaggio del Presepio, nel segno della tradizione ho sempre prediletto materiali naturali come legno, sughero, pietre, sabbia, ar­busti, essenze profumate, muschi, licheni. Con la stessa ratio, per ani-marne la scena utilizzo unicamen­te statuine di terracotta, dalle espressive fattezze archetipe. Infine, polistirolo e altre plastiche da me manipolate e sofisticate con colori e forme costituiscono le sce­nografie di palazzi e chiese, masse­rie e monumenti, nella presunzione di integrare abilmente materie ete­rogenee.

Pur registrando molto interesse o grande curiosità, l’arte prese­piale vive a Foggia attualmente un periodo che potremmo defi­nire di confusione. A tuo avviso, ed anche per dare corpo ad un’identità, oggi per l’appunto un po’ smarrita, quali passi an­drebbero fatti per conferire maggiore dignità e visibilità a questa dimensione della cultura e dell’arte in Capitanata?
Mi sarà permesso a questo punto un piccolo sfogo. Distinguiamo su­bito arte da artigianato se possibile. Da alcuni anni a questa parte, a Foggia, come nel resto d’Italia, si parla di presepio con molta facilità e con altrettanta faciloneria si defi­nisce artistico qualsiasi cosa. Spesso non si ha neppure il pudore di riconoscere maestrie e capiscuola. Io non ho mai ritenuto di dover fare bottega nel limitativo senso di riprodurre meccanicamente o  manieristicamente stili e modelli altrui, magari scimmiottando l’arte presepiale del ‘700 napoletano. Rivendicando anche, se possibile, l’identità della mia opera e quella della terra che l’ha prodotta. Il Presepio per me è lo strumento per riappropriarsi dei simboli e dei segni fondanti di una comunità smemorata, ed anche il portavoce di un’identità culturale riscoperta attraverso i monumenti e i luoghi scomparsi o sconosciuti, le tradizioni e i costumi di un tempo, i personaggi e i fatti locali in esso riprodotti. A questo proposito non posso non pensare al progetto, oramai già vecchio di alcuni anni dell’ esposizione permanente del “Presepe della Memoria”che purtroppo si è impantanato negli accidenti tipici delle strade della cultura. Questo mette addirittura insie-me oltre dieci miei presepi realizzati nell’arco di oltre quindici anni, tutti pensanti con il minimo comune denominatore di Foggia e le sue radici. Non mi sembra fuori luogo sottolineare quale valenza potrebbe avere una realizzazione pubblica di questo tipo considerando, oggi più che mai, la deriva in cui versa l’identità culturale della nostra città in specie nelle fasce giovanili. Inoltre il Progetto, unico nel panorama nazionale, sarebbe senz’altro un polo di attrazione di tipo turistico, per i quali la nostra città è carente, e si potrebbe molto bene inserire nei percorsi religiosi che si intrecciano nella nostra Capitanata.

Impossibile non chiederti, a questo punto, quale è il tuo ideale di Presepio?
Il mio Presepio ideale è quello che sappia essere vivo, che tragga linfa dalla vita reale contemporanea, ma a sua volta che sia spunto per la realtà stessa. Deve poi avere la sua spiritualità, oltre quella puramente religiosa necessariamente indotta dalla rappresentazione della natività. Deve ritualizzare il passaggio del tempo e degli stati e produrre una spontanea introspezione rigenerativa del suo autore come del suo visitatore. Infine deve saper parlare a tutti in uno stile unitario, seppure ascoltabile trasversalmente su piani diversi dall’intellettuale come dal manovale, dal bambino come dall’ adulto, dal laico come dal religioso.

Michele Clima è nato il 21 novembre 1965 a Foggia, anche se di famiglia apricenese. Sposato con Daniela, è padre di due figli, Felice e Andrea. Laureatosi a Bologna, svolge la professione di avvocato, come molti in famiglia. Suo padre Felice, oltre ad essere un noto legale, è un grande appassionato di storia locale e amante dei viaggi tra i continenti, dai quali ha poi tratto spesso descrizioni per diversi volumi.La sua passione per l’arte presepiale viene da lontano. Ha cominciato a realizzare sin dal 1989 presepi artistici curando personalmente ogni dettaglio, ideando e costruendo scenografie presepiali prendendo diretta ispirazione dalla realtà cittadina o ambientale o da immagini d’epoca attraverso fotografie, dipinti e disegni di scene oggi scomparse, in particolare, ma non solo, della città di Foggia della sua provincia. Conduce da diversi lustri un’ approfondita ricerca sulla storia e le tradizioni della Capitanata e del suo capoluogo che danno luogo ogni anno a nuovi allestimenti e temi per conferenze e per lo sviluppo del dibattito culturale. Tra i suoi presepi più noti e apprezzati quello allestito nel Natale 1997, con una monumentale opera di 25 metri quadrati presso l’ex Galleria d’Arte Valleri di Foggia, e il “Presepio della Memoria. Natale tra i Terrazzani di cento anni fa” per l’Ente Provincia di Foggia. L’allestimento riproduceva il Piano delle Fosse Granarie, il quartiere popolare delle Croci col monumento del Calvario, oltre ad una significativa parte della città antica, ivi compreso lo svettante campanile della Cattedrale, riscosse un notevolissimo successo di pubblico quantificato in diverse migliaia di visitatori. Nel Natale 1998 espose un’altra opera presepiale intitolata “Natale a Largo Palazzo”, sempre per l’Ente Provincia, presso l’attuale Teatro del Fuoco, impegnando con la rappresentazione l’intero palcoscenico. Per il Natale del 2008 realizza il Presepio “Natività al Santuario della Madonna dell’Incoronata di Foggia. Un omphalos daunio”, rappresentante il vecchio complesso del Santuario Mariano abbattuto negli anni Cinquanta del Novecento. Nel periodo natalizio del 2008 cura la Mostra-Concorso “Natale in Casa Daunia”, iniziativa promossa dall’Ente Provincia di Foggia che coinvolge 12 comuni dell’ Appennino Dauno, presiedendo anche la Commissione Giudicatrice. Identico impegno lo profonde nella edizione 2009 della stessa Mostra-Concorso. Il suo impegno più recente è invece la preparazione di una mostra ontologica dedicata alla sua opera, prevista per le festività natalizie di quest’anno. Innumerevoli i corsi, le conferenze e le relazioni tecniche tenuti presso istituzioni pubbliche e private nell’intera Capitanata.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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