FocusAnno 2 N°4

La secessione (mai avvenuta) della provincia di Foggia

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In origine fu il Professore, Antonio Pellegrino, circa dieci anni fa. Si chiamava “Patto delle 4 Province” e attraverso la concertazione interistituzionale e l’individuazione di strategie comuni tendeva ad offrire alle province di Avellino, Benevento, Campobasso e Foggia un patto di collaborazione per il lavoro e lo sviluppo. I temi alla base degli assi strategici dell’accordo andavano dall’agricoltura innovativa alla lotta alla disoccupazione, dalla tutela e salvaguardia delle risorse ambientali, naturali e culturali alla qualificazione delle reti infrastrutturali e creazione di reti informatiche e telematiche tra gli enti pubblici e gli altri attori del territorio. Poi non se ne fece più nulla, anche perché il turnover di giunte di diverso colore e sensibilità prese il sopravvento. Eppure quel progetto partiva anch’esso dalla condivisione di stesse radici storiche e culturali e puntava a promuovere un modello integrato di sviluppo locale, nell’ottica del federalismo e del superamento dei confini. Poi venne l’Ingegnere, Gennaro Amodeo, qualche anno dopo. Forte dell’approvazione – nel 2001 – del progetto del centrosinistra sul Federalismo e sulla riforma del Titolo V della Costituzione, pensò di tentare la carta secessionistica, con un brand anche orecchiabile che sembrerebbe fare il verso ai tanti staterelli nati nell’Est Europa con la caduta del Muro di Berlino: Moldaunia.
«Con un colpo solo – ebbe a dichiarare soddisfatto in una intervista – i foggiani fanno una regione nuova e diventano leader!».
Per la verità, come spiega Massimo Mazza nella premessa all’intervista fatta all’ing. Amodeo da Domenico Ottaviano, il “vento secessionista” cominciò a spirare molto prima del 2001. Le macerie della Seconda Guerra Mondiale erano ancora fumanti che in provincia di Foggia si formò un ampio fronte, di partiti, movimenti, sindacati e personalità che – con l’appoggio di buona parte della stampa minore ma non meno combattiva del tempo (due giornali su tutti: ‘il Tribuno del Popolo’ e ‘Avanti Daunia!’) – tentò di far approvare un emendamento che favorisse la nascita della Regione Dauna.
Non se ne fece nulla nemmeno allora.
Perché l’idea di separarci dalla Puglia, e da Bari in particolare, sarà pure lastricata di buone intenzioni e qualche ragione ma alla fine cozza con un principio indiscutibile: l’unione fa la forza.
Se ne convinse già 80 anni fa uno studioso come Giulio Curato: «Intesi subito, sin dal 1905, che la Capitanata deve unirsi alle consorelle (della Puglia – ndr) e, pur rimanendo ognuna autonoma, perché non hanno tali caratteri comuni da richiedere una fusione completa, deve costituire uno degli elementi della vita consorziale regionale, in quanto (…) io non trovai altra forma giuridica che il consorzio». Era il 1929.
Quel che ne è conseguito dopo è facile ricostruirlo. Se proprio Foggia deve abbandonare Bari, per le colpe che si addebitano al capoluogo pugliese, allora prima occorrerebbe che gli elettori abbandonassero i politici che negli ultimi decenni sono stati capaci di rendere la loro terra un’appendice del “Regno” e di marginalizzare ancor più le aree interne, così ricche di storia e di speranze. Infine occorre dire che in Molise non si avverte lo stesso entusiasmo di Amodeo. Campobasso sarebbe, per esempio, propensa più alla formula Molisannio (Molise più il Beneventano), senza contare lo strascico e il peso delle polemiche conseguenti all’ipotesi di cedere lo “scettro” di capoluogo a Foggia (nel caso della Moldaunia) o a Benevento (nel caso del Molisannio).
Comunque vada, caro ingegnere, il suo è stato già un successo!

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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