FocusAnno 1 N°1

La Capitanata? C’è ma non risulta…

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Lunedì 28 settembre scorso, il ‘Corriere del Mezzogiorno’, dorso pugliese del prestigioso ‘Corriere della Sera’, ha ospitato un supple­mento molto interessante. Il titolo era “Speciale. Incontri con la cultura”. Nelle sedici pagine, introdotte dall’editoriale di Luca Barile su scienza e ricerca, una serie di articoli dedicati al cinema e ai set in Puglia, ai percorsi cittadini riservati alla cultura, due pagine sul rinato Teatro Petruzzelli di Bari, e poi ancora storie di castelli pugliesi, saperi e sapori della cucina pugliese, balli e danze, l’emigrazione pugliese nel mondo, il consumo di cultura tra cinema, musica e libri in Puglia, industria e cultura, indici di lettura e storie di iniziative editoriali locali, poesia on line, giovani in viaggio e la destagionalizzazione del turismo. Tutti temi di grande interesse, con articoli alternati a inserzioni pubblicitarie, sedici anche loro. Possiamo forse non chiamarlo problema, ma un dato di fatto c’è: l’assenza totale, e ribadiamo totale, della provincia di Foggia in tutti i temi trattati, con l’ovvia esclusione del Teatro Petruzzelli, vicenda tipicamente barese. Stesso discorso sul piano delle presenze pubblicitarie: delle sedici inserzioni una sola riguardava la Capitanata, cioè ArtigianInfiera a cura della Camera di Commercio di Foggia. Come giudicare tali assenze, quelle dei contenuti e quelle commer­ciali? È possibile sbrigare la faccenda asserendo che la Capitanata “non risulta”, a fronte del suo indubitabile ancor quanto leggero peso sul piano della cultura, delle peculiarità, delle vocazioni, delle risorse ed anche di quei pochi esempi dei quali si può parlare in termini di eccellenza? O forse non risulta nel solo campo della cultura? O, forse ancora, l’iniziativa del ‘Corriere del Mezzogiorno’ non ha tenuto conto della nostra realtà provinciale anche in conse­guenza dello scarso peso pubblicitario che, in generale, contraddi­stingue la Capitanata rispetto al quotidiano barese? Non siamo in grado di giudicare, ma prendiamo per buona questa constatazione come il segno di una provocazione. Anzi, abbiamo pensato di rilanciarla sottoponendo ad una serie di personalità – delle Istituzioni, della cultura, dell’economia e della comunicazione – questa domanda: la Capitanata c’è ma spesso non risulta. Da cosa dipende? Ecco cosa ci hanno risposto Gianni Mongelli (Sindaco di Foggia), Antonio Pepe (Presidente della Provincia di Foggia), Eliseo Zanasi (nella doppia veste di Presidente della Camera di Commercio e di Assindustria Foggia), Potito Salatto (imprenditore nel campo sanitario e televisivo), Franco Mastroluca (Pres. ASI ed editore), Saverio Russo (docente universitario) e Geppe Inserra (dirigente pubblico e giornalista).

ANTONIO PEPE
(
Presidente della Provincia di Foggia e Parlamentare)

Fatico a immaginare una Puglia senzale nostre eccellenze ma sta a noi vincere la sfida della comunicazione
L’assenza di qualsivoglia riferimento alla provincia di Foggia nello speciale del ‘Corriere del Mezzogiorno’ ci rammarica perché in tutti gli àmbiti presi in considerazione dalla fotografia scattata dal dorso regionale del ‘Corriere della Sera’, infatti, la Capitanata è in grado di esprimere eccellenze. Difficile, ad esempio, pensare di poter parlare dei castelli della Puglia prescindendo da quelli che in provincia di Foggia raccontano la presenza di Federico II; impossibile dedicarsi alle aree a più forte tradizione folcloristica dimenticando la tarantella del Gargano o accennare alle eccellenze enogastronomiche regionali eludendo quelle della nostra terra; assurdo occuparsi delle bellezze paesaggistiche senza fare menzione del nostro straordinario e meraviglioso promontorio o delle Isole Tremiti. Faccio francamente fatica a immaginare una Puglia in grado di fare a meno delle nostre eccellenze. A mio avviso, tuttavia, sarebbe fuorviante leggere ed interpretare questo episodio decontestualizzandolo da una tendenza che, purtroppo, accomuna larga parte degli organi di informazione a carattere regionale, abituati a rivolgere lo sguardo in questa parte della Puglia quasi sempre solo per scorgervi materiale per articoli e servizi di cronaca nera. Per comprendere questa dinamica, però, non dobbiamo attribuire solo ai media la responsabilità di una valorizzazione non adeguata del nostro territorio. Sta a noi, al contrario, potenziare e migliorare le azioni di comunicazione e di promozione delle numerose e qualificanti iniziative attivate per dare lustro alla Capitanata. Evidentemente serve un ulteriore sforzo. Occorre una più puntuale organizzazione, anche per ciò che riguarda le campagne pubblicitarie da attivare e la rete di contatti da stabilire con le redazioni degli organi di informazione a diffusione regionale.In questi mesi, infatti, abbiamo raggiunto importanti risultati sul piano della “visibilità” per la nostra provincia. Ricordo che quando l’Amministrazione Provinciale ha organizzato ed ospitato la mostra nazionale dedicata alla lingua italiana “Dove il sì suona”, l’attenzione dei media è andata addirittura al di là dei confini della Puglia. Siamo riusciti a ritagliarci una nicchia di spazio anche in alcuni Tg nazionali. Così come voglio evidenziare la straordinaria risposta, in termini di interesse, ottenuta dalla grande campagna avviata intorno al ruolo da protagonista che il Gargano può recitare nella disciplina dell’Orienteering. Sono solo alcuni degli esempi dei campi in cui siamo riusciti ad ottenere una vittoria, portando la provincia di Foggia all’attenzione del sistema nazionale dell’informazione. Sta a noi, dunque, vincere questa partita per consentire al nostro meraviglioso territorio la considerazione che merita.

GIANNI MONGELLI
(Sindaco di Foggia e imprenditore)

Contro l’invisibilità mediatica ma l’antidoto sta nell’autocritica

L’invisibilità mediatica, particolarmente con riferimento al settore culturale, è una condanna che la nostra terra non merita. Foggia, la mia città, non merita l’emarginazione e l’oblio generati dall’ignoranza di chi non la conosce e la giudica con superficialità eccessiva; di chi è incapace di leggere i moti positivi che la animano; di chi ha in mente una propria rappresentazione della Puglia e si adopera per dimostrarne la veridicità anche a costo di cancellarne una parte. E però non è più opportuno nascondersi i vizi e i vezzi che impediscono alla nostra città ed alla nostra provincia di essere protagonista della rinascita culturale pugliese, ben consapevole che alla critica deve seguire l’attività necessaria a limitare le distorsioni che da quei vizi e vezzi discendono. Per necessità di sintesi, ne raggruppo alcuni sotto la voce “assenza di un programma strutturato di valorizzazione e promozione del territorio”. E’ fuori di dubbio che la complessità territoriale della Capitanata abbia favorito la sua frammentazione campanilistica anche nel settore dell’offerta culturale. Di conseguenza, non è stato possibile costruire un sistema, una filiera della cultura capace di aggregare risorse per sviluppare conoscenza ed economia. La previsione del sistema museale diffuso, nella pianifica- zione strategica di Area vasta di cui il Comune di Foggia è ente capofila, ha tra gli obiettivi proprio la ricomposizione di frammenti territoriali per promuoverne la valorizzazione. Dal campanilismo spinto discende anche l’utilizzo fine a se stesso delle risorse regionali, statali ed europee. Sono state finanziate tante di quelle iniziative, manifestazioni e strutture senza avere ben chiaro un ordine di priorità o l’effettiva utilità della spesa. L’attuale fase di ristrettezza finanziaria ci impone scelte precise e nette, che a Foggia saranno compiute puntando alla qualità dell’azione, alla professionalità di chi elabora e realizza i progetti ed anche al valore aggiunto in termini di comunicazione. Infine, Foggia e la Capitanata hanno bisogno di auto rappresen­tarsi diversamente da quanto facciano oggi.  Questa non è solo la città o la provincia in cui le cripte si allaganoo i palazzi storici sono puntellati; Foggia e la Capitanata custodiscono tesori archeologici e patrimoni storici rari e preziosi, la cui cono­scenza va diffusa e la cui immagine va promossa innanzitutto all’interno delle nostre comunità. Enti pubblici, scuole, organi di informazione, associazioni e quant’altri hanno il dovere di assumere questa missione, culturale e civica allo stesso tempo, per far nascere e consolidare in noi e tra noi la consapevolezza, l’orgoglio e la cura della nostra identità: antidoto tra i più potenti all’invisibilità mediatica.

ELISEO ZANASI
(Presidente della Camera di Commercio e Confindustria Foggia)

Difendo l’informazione nonostante le “dimenticanze”. Occorre però «faresistema» sui grandi temi dello sviluppo

Disattenzioni, dimenticanze, trascuratezze: sono questi i termini che periodicamente utilizziamo su piccole e grandi questioni che talvolta sembrano prefigurare disattenzioni sul nostro territorio da parte della pubblicistica regionale. A questo, in verità, si collega – seppur in modo subliminale – un altro grande dibattito sulla cosiddetta “baricentricità” della Puglia e degli “scippi”, veri o presunti, al nostro territorio. Va detto in premessa, che le più importanti testate giornali­stiche, sia della carta stampata che del settore radiotelevisivo, hanno su Foggia redazioni e/o corrispondenti stabili e profes­sionalmente adeguati, ma ciò non esclude che vi possano essere periodicamente quelle dimenticanze alla base della “provocazione”, alla quale rispondo in modo sereno, partendo dalla fotografia di quello che è il mercato editoriale regionale, sia per la carta stampata, che per il settore radiotelevisivo. Siamo tutti pregiudizialmente favorevoli al più ampio plura­lismo delle testate che costituiscono una patrimonio da difendere in tutti i modi perché segno primario di democrazia e libertà; d’altro canto non si può sottacere – senza sciorinare dati e statistiche – che probabilmente non vi è una congruità nel rapporto tra lettori, utenti, risorse pubblicitarie e soggetti editoriali in campo. Ciò può determinare due effetti talvolta concomitanti: alcune testate giornalistiche sono costrette ad operare in difficoltà e ristrettezze, con tutto ciò che una siffatta situazione può comportare, mentre i soggetti editoriali più solidi, in qualche modo – è inutile negarlo – tengono conto anche dei proventi derivanti dai diversi territori. Come uscirne? La risposta a questo problema, che probabilmente ha anche ragioni economiche, va affrontata e data invece sul piano strettamente culturale e politico, ribadendo che nella nostra provincia operano giornalisti preparati ed attenti osservatori di ciò che accade, anche se poi il più delle volte non compete a loro la scelta delle notizie da diffondere su scala regionale. Ecco allora che la nostra provincia sarà tanto più presente quanto più dedicherà energie e risorse ai grandi tempi dello sviluppo economico, sociale e culturale, della qualità della vita e delle eccellenze del territorio, mostrando e privilegiando le sinergie e collaborazioni rispetto alle sterili polemiche politiche. A noi rappresentanti delle Istituzioni spetta dunque il compito di dare l’esempio, misurandoci su temi concreti ed esprimendo le migliori capacità e potenzialità: il termine, forse abusato, del «fare sistema» è valido in primo luogo nel modo di affrontare le questioni, preferendo la dialettica costruttiva ai personalismi ed alle rivendicazioni di primogeniture, sì da presentarci in modo autorevole all’opinione pubblica a tal punto che gli organi di stampa e di informazione non potrebbero non tenerne conto. Un modo di operare, quello a sistema, che evidentemente darà sempre più frutti anche sulla risoluzione delle questioni reali e quindi sulle opportunità di crescita economica e produttiva, così rispondendo anche all’altra questione, come già accennato oggettiva, degli investimenti pubblicitari, che, spesso, sono i primi ad essere ridimensionati in periodi di congiuntura econo­mica difficile. Comunque penso ci siano tutte le condizioni sul nostro territorio affinché le “dimenticanze” possano non avvenire e che la provincia di Foggia abbia per tutti i suoi settori di interesse, la necessaria attenzione. Possiamo farcela tutti assieme, senza pregiudizio nei confronti degli organi di stampa ed informazione dei quali saremo, anche in futuro, fermi sostenitori ed attenti lettori.

FRANCO MASTROLUCA
(Presidente A.S.I. ed editore)
Abbiamo grandi risorsema non riusciamo a “fare sistema” in forma sinergica
Prendere spunto da un inserto speciale, a metà tra il prodotto del marketing commerciale e un approfondimento giornalistico, per ragionare sullo stato delle attività e delle istituzioni culturali di Capitanata può essere singolare, ma interessante. Intanto perché impone di ragionare anche su di un aspetto essenziale che condiziona produzioni e presenze artistiche e culturali, nelle loro diverse sfaccettature: il peso e il ruolo dell’imprenditoria locale nella promozione e nel finanziamento della cultura. Un ruolo e un peso (che possono rilevarsi dalla creazione di soggetti imprenditoriali di settore al finanziamento di eventi, dal mercato pubblicitario alle sponsorizzazioni di rilievo regionale o nazionale, e così via) che francamente non mi pare di assoluta evidenza. Lo stesso supplemento che fornisce l’occasione per questa riflessione ne è testimonianza: un mercato pubblicitario debole condiziona le scelte degli argomenti e la visibilità territoriale, anche dentro un importante quotidiano.È indubitabile che la Capitanata abbia grandi ricchezze e ottime potenzialità artistiche e culturali, non solo di rilievo regionale, ma non credo che, in questa sede, si tratti di farne un elenco e una celebrazione. Piuttosto è utile riflettere su alcuni limiti che ne mortificano estrinsecazione e sviluppo. Il primo di essi appare la mancanza di un’idea di “sistema” culturale che metta in sinergia attori differenti e rafforzi un’idea unitaria e plurale, nello stesso tempo, di prodotto culturale. “Fare sistema” è una delle chiavi per “vendere” e accrescere le risorse esistenti. Qui dovrebbe esserci un’azione pubblica più forte, che accantoni la pratica del sostegno a pioggia e selezioni progetti e attività con adeguato rigore e maggiore impegno finanziario. Le istituzioni pubbliche dovrebbero, poi, mettersi insieme, con le scarse risorse disponibili, abbandonando localismi esasperati e ingiustificati, per generare alcuni inter­venti di qualità e di spessore nazionale o regionale. Un interessante esperimento, in questo senso, era stata “Suds” la Fiera del libro tenutasi alla fine del 2007. Peccato che sia stata presto messa da parte, perché, pur con alcuni difetti facilmente rimediabili, può essere una valida occasione per l’editoria locale (non minore…) di cogliere e consolidare un’attenzione di dimensione nazionale. Una Fiera del libro come “Suds” può aiutare l’editoria locale a farsi spazio nelle librerie, dove faticosamente i titoli delle piccole case editrici trovano posto. Perciò andrebbe ripresa facendone il punto di arrivo e di ripartenza di un’attività annuale ad essa collegata (con l’aiuto delle istituzioni locali e la partecipazione di sponsor privati) e di un programma di diffusione e di sostegno di progetti editoriali, non tanto ammiccanti quanto originali o stimolanti.

POTITO SALATTO
(Imprenditore nel settore sanitario e televisvo)
La mancata “copertura” pubblicitaria ha azzerato la Capitanatadal supplemento culturale del ‘CdM’

Errore? Dimenticanza? Di più, inaccettabile arroganza! Spoc­chia e supponenza della elite politico-economica dominante. Quel centro di potere che gravita nell’orbita barese e salentina e che condiziona ora anche le dinamiche mediatiche e pseudo culturali. Sicché diventa legittimo il sospetto che proprio la mancata “copertura” pubblicitaria abbia determinato l’azzeramento della Capitanata dal panorama culturale pugliese. Un’operazione che dunque può essere definita solo becera. Perché resta inimmaginabile un’ignoranza così crassa e abissale delle peculiarità straordinarie in àmbito culturale e ambientale della provincia di Foggia. Intanto parliamo di una provincia-regione, paragonabile alla Val d’Aosta, piuttosto che al Molise o alla Basilicata. Una provincia con il più accentuato dimorfismo territoriale: dal Tavoliere (granaio d’Italia), al Subappennino; dalle Zone Umide, al Gargano. E in questi luoghi incontriamo varietà faunistiche e botaniche straordinarie: dalle orchidee selvatiche della Foresta Umbra, al Cavaliere d’Italia nelle paludi sipontine. Ed ancora: daini, mufloni, cinghiali, vacca podolica, bufalo, fagiani, lepri e lupi.  Ma è soprattutto universalmente riconosciuta come la terra del Puer Apuliae, Federico II di Svevia, che elesse Foggia a capitale del suo impero e morì in questa terra a Castel Fiorentino. Quel sovrano illuminato che seppe conquistare la fiducia sia del mondo cristiano che di quello islamico, tanto da circondarsi di un gruppo di fedelissimi pretoriani di fede musulmana: i “balestrieri dell’Imperatore”. Quello stesso ceppo dal quale discende, secondo le ricerche del noto studioso di cultura dauna Angelo Capozzi, la stessa etnia foggiana. Ossia i terrazzani. Le peculiarità religiose sono tali e tante, da non poter essere compiutamente enumerate. Su tutte San Giovanni Rotondo e l’Incoronata. E più anticamente, ovviamente, la Via Sacra Langobardorum, che concludeva il cammino di espiazione dei pellegrini alla Grotta di San Michele a Monte Sant’Angelo. Protagonista assoluta, la Daunia, nella preistoria con la più importante miniera di selce d’Europa, in località Defensola a Vieste, e della Grotta Paglicci a Rignano Garganico, uno dei siti neolitici più significativi al mondo. Ed ancora. La cultura dei dauni, con le celeberrime stele. Le necropoli di Monte Saraceno a Mattinata e della Salata a Meri­num. Gli ipogei di Arpi, tra cui l’eccezionale Tomba della Medusa, e la meravigliosa struttura urbana di Herdonia. Ed infine. L’incredibile reticolo dei Regi Tratturi, che innervavano tutta l’Italia centro-meridionale, partendo da Foggia e segnata­mente dal tuttora esistente “Epitaffio”. Un patrimonio vivente, che una legge regionale, la n° 29 del 2003, ha eletto a “Parco Tratturi”. Vere autostrade dei tempi passati, larghe ben 111 metri, attraverso le quali si svolgeva il cadenzato rito della transumanza, gestito amministrativamente e giurisdizionalmente dalla “Regia Dogana della mena delle pecore” in Foggia. Edificio che ora ospita l’Amministrazione Provinciale. Un’elencazione sommaria ed incompleta, tuttavia sufficiente a dimostrare l’aberrazione della mistificazione compiuta ai danni della nostra terra.

SAVERIO RUSSO
(Docente universitario e scrittore)

Il problema è interno ai media regionalie locali e in particolare nella qualitàdel lavoro giornalistico

E’ un fatto incontrovertibile che i due maggiori quotidiani nazionali con “dorsi” regionali, ‘La Repubblica’ e ‘Corriere della Sera’, snobbano la Capitanata, dichiaratamente il primo, “baricentrico” per definizione, con minore sistematicità il secondo, che dedica, non tutti giorni, una pagina alla nostra provincia e si avvale di qualche firma locale. Fanno eccezione la cronaca nera e, per stare ai temi della cultura, qualche servizio che passa, più che altro, per contatti diretti del protagonista dell’evento con la redazione. Situazione non diversa si registra per la stampa locale e per le emittenti radiotelevisive di àmbito regionale e provinciale. Potrei dare moltissime prove di questa affermazione, avendo fatto molte cose – credo non spregevoli – negli ultimi decenni in tema di ricerca storica e di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Ci sono stati anche casi paradossali di segnalazione di opere pubblicate sulle edizioni nazionali e non nelle pagine regionali: penso, per far solo un esempio, al volume mio e di Guido Pensato, Le carte in tavola. Alimentazione e cucina in Capita-nata, segnalato nella pagina curata da Gianni Mura sul ‘Venerdì di Repubblica’ e non sulle pagine regionali di quel giornale, cui, vincendo una certa nostra ritrosia, il libro era stato segnalato in precedenza. E ci è capitato numerose volte, organizzando mostre di un certo impegno culturale e di una certa rilevanza, presso la Fondazione Banca del Monte, di dover registrare che non meritavamo neppure un articoletto di 10 righe e di dover affidare un minimo di segnalazione dell’evento solo al box di pubblicità a pagamento. E così, negli anni passati, la comunità regionale non ha saputo quasi nulla della creazione ex novo di quattro musei provinciali nella città di Foggia. Frequentando assiduamente Bari da più di 25 anni, mi capita di frequente di sentirmi ancora chiedere: “Perché a Foggia c’è qualcosa da vedere”?  In effetti, se non si dispone di uffici stampa e di contatti personali – o non si ritiene di usarli – si è condannati al silenzio. Di recente Elisabetta Durante, nell’àmbito del convegno per il Decennale dell’Università di Foggia, richiamava l’attenzione sulla necessità di far conoscere le ricerche di eccellenza, spesso più note all’estero che in patria o nella stessa regione, e che la scarsa frequentazione dei “salotti buoni” le penalizza e le grava di uno svantaggio competitivo. Io, che non voglio credere ad un pregiudizio o alla persistenza di stereotipi negativi sulla Capitanata, io che non voglio dare ragione a chi propone la “Moldaunia”, credo ci siano questioni importanti che riguardano le modalità di comunicazione degli eventi, e problemi che riguardano le redazioni, a volte scarsa­mente preparate – anche per la precarietà dei rapporti di lavoro – ad orientarsi, senza la telefonata di sollecitazione o la cono­scenza diretta del giornalista, nell’infinita quantità di proposte che arrivano ad un giornale. Perché la cosa che ti fa cascare le braccia, dopo che si sono organizzati, con molto sacrificio, un importante convegno o una mostra significativa, è sentirsi dire, a giustificare il silenzio dei media: “Con tutto quello che ci arriva in redazione, come facciamo a dar notizie di tutto?”.

GEPPE INSERRA
(Dirigente pubblico e giornalista)
È un problema di identità:quanto siamo dauni e quanto pugliesi?

Ho letto anche io lo speciale del ‘Corriere del Mezzogiorno’, e sono rimasto anche io di stucco. Prendiamo l’articolo dedicato al cinema pugliese. Si può capire (e non troppo) che l’articolista non abbia ritenuto degno di menzione il Festival del Cinema Indipendente di Foggia, ma dimenticare, nella panoramica dei registi pugliesi, un monumento del cinema italiano come Michele Placido, dauno purosangue, è troppo. Però mi chiedo: si tratta soltanto di scarsa visibilità della provincia di Foggia, o non esiste anche un problema d’identità? È l’identità (o, più precisamente il senso identitario, ovvero il sentire profondamente l’appartenenza ad un luogo, ad una cultura) che produce l’immagine, e non più o meno improbabili operazioni, come si dice oggi, di marketing territoriale. L’identità produce immagine nel senso più autentico e nobile del termine. “Imago” come rappresentazione: in questo caso, rappresentazione del sé. E sempre riflettendo attorno all’identità, c’è da chiedersi quanto i dauni si sentano pugliesi, e quanto i pugliesi sentano i dauni come loro corregionali. Non è un caso che l’antico toponimo della regione recitasse al plurale: le Puglie, ad indicarne l’eterogeneità, la diversità delle sue tre subregioni. Oggi più che mai la Puglia sono “le Puglie” e le differenze sono accentuate da un’esasperata competizione territoriale: Bari che litiga con Brindisi e con Foggia sulle questioni aero­portuali, Foggia che litiga con Bari sull’alta capacità ferroviaria, l’impossibilità di offrire un’immagine unitaria dell’offerta turistica pugliese, quanto mai “bipolare”, frantumata tra Gargano e Salento.Il consolidamento di una “identità pugliese”, la strada per trasformare “le Puglie” in una sola Puglia, passerebbe per il mutuo riconoscimento dell’identità policentrica della regione. In realtà succede il contrario: si corre e si concorre per con­quistare un (impossibile) baricentro da parte delle zone forti: l’area metropolitana che si raggruppa attorno al capoluogo e il “grande Salento” che fa da contraltare, raccogliendo Lecce, Brindisi e Taranto. La Capitanata, provincia più periferica rispetto ai baricentri pugliesi in corsa per il primato, ed anche più debole, resta inesorabilmente tagliata fuori. Il peggio è che di quanto sta accadendo restiamo inermi spettatori, non ne abbiamo coscienza. Forse perché (e si ripro­pone il problema iniziale, l’identità che produce immagine) ci manca la consapevolezza di essere dauni, di essere pugliesi.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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