Cultura VivaAnno 2 N°3

Visto,si stampi!Storia dell’attività tipografica a Foggia nell’Ottocento

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Nel 1846 la stamperia di Pasquale Russo mutò denominazione in Tipografia F.lli Russo di Pasquale e nuovamente, nel corso del 1850, in Tipografia di Michele Russo, quando questi ne assunse l’esclusiva titolarità.
Anche la stamperia di Giacomo Russo, in seguito alla morte del suo fondatore nel 1853, ebbe tra il 1854 e il 1859 la nuova ragione sociale di Tipografia degli eredi di Giacomo Russo, ubicata in largo Farina n. 3, della quale risulta titolare la vedova Vincenza Tugino. Nel 1859 tale tipografia fu rilevata da Giuseppe Ciampitti (Foggia il 26 aprile 1831 – Lecce il 2 agosto 1912), già dipendente, il quale aveva sposato nel 1855 Giulietta Russo, figlia di Giacomo e di Vincenza Tugino.
Va rilevato che nella tipografia di Ciampitti, che chiuse nel 1889, furono stampati alcuni interessanti periodici foggiani, tra i quali “La Stella di Garibaldi” nel 1863, “La Gazzetta delle Puglie”, che uscì tra il 1866 e il 1867, “il Frustino”, che fu pubblicato tra il 1871 e il 1881, e infine “Il Trovatore”, che uscì tra il 1883 e il 1884.
Alla fine del 1859, oltre ai tipografi Michele Russo (che godeva del diritto di privativa sulla stampa degli atti dell’Intendenza) e Giuseppe Ciampitti, operano a Foggia anche i calcografi Giovanni Iannantuoni e Vincenzo Pernice, entrambi specializzati nell’incisione e stampa di immagini di santi.
Si segnala che il calcografo sanseverese Giovanni Iannantuoni (San Severo, 1° settembre 1795 – Foggia, 14 novembre 1869) e particolarmente suo figlio Giuseppe Maria (San Severo, 19 agosto 1816 – Foggia, 20 marzo 1892) si distinsero per le loro artistiche immagini di santi.
Intorno al 1867 scomparve l’azienda di Pasquale Russo, il cui figlio Michele (Foggia, 7 agosto 1820 – 24 gennaio 1893) aveva trasferito fin dal 1863 parte delle macchine a San Severo, dove impiantò la «Tipografia Municipale», che fu attiva per circa otto anni.
Mentre nel capoluogo chiudevano le antiche officine nate nellaprima metà dell’Ottocento, a Lucera continuava a operare la stamperia Scepi, che, sorta nel 1837, si sarebbe dimostrata straordinariamente longeva, proseguendo ininterrottamente la sua attività di generazione in generazione fino a oggi.
Nel 1862 sorse a Foggia una nuova azienda per iniziativa di Salvatore Cardone (Foggia, 15 gennaio 1831 – 8 luglio 1920), che poté aggiudicarsi l’appalto della stampa degli atti della Prefettura nel 1866 e nuovamente dal 1869 al 1876, operando nei primi anni di attività in condizioni di virtuale monopolio. Sulle condizioni della tipografia foggiana in quel periodo è interessante riportare ciò che nel 1915 scrisse il tipografo Nicola Arpaia: “Il Cardone, uomo quasi ottuagenario, mi disse un giorno che, ai suoi beati tempi, guadagnava 100 lire al giorno! E questo può essere vero perché in quell’epoca non v’erano che lui ed il Ciampitti. Costui, però, non gli sottraeva alcun lavoro, stante che conduceva una piccola tipografia con torchio. Di guisa che le stampe per gli uffici della Prefettura, dell’Intendenza di Finanza, del Municipio, del Dazio di consumo ecc. venivano somministrate tutte dal Cardone; ed oltre a ciò aveva pure un completo deposito di stampati vendibili, che gli venivano richiesti dall’intera Provincia, e che gli fruttavano 30 – 40 lire e più al giorno!”.Nel dicembre del 1866 fu impiantata ex novo, con macchine e attrezzature moderne e con un’ampia scelta di caratteri, la Tipografia dell’Orfanotrofio Maria Cristina, con sede in largo Gesù Maria, ossia presso l’orfanotrofio. L’intento degli amministratori era stato anche quello di avviare al lavoro i giovani ricoverati, affinché questi, imparando un mestiere, non avessero in futuro “più bisogno dell’assistenza e dei soccorsi della pubblica beneficenza” e in effetti non pochi legatori, compositori, impressori e tipografi fecero illoro tirocinio presso la tipografia dell’Orfanotrofio, che avrebbe segnato una svolta nell’arte della stampa a Foggia.
A questo proposito è interessante riportare le parole di Nicola Arpaia: “Nel 1867, Prefetto Scelsi, per divergenze politiche, fu inviato a Torino il canonico Zammarano (direttore dell’Orfanotrofio Maria Cristina) a farvi acquisto di una macchina e di tutto il materiale tipografico: vennero allora, come direttore della tipografia, Teppati Domenico, l’impressore Osella Giuseppe e il compositore Bojero Paolo. […] Dalla venuta di questi tre autentici campioni la tipografia foggiana prese la via diritta dell’arte, e i semi gettati dai suddetti maestri furono raccolti dai più anziani colleghi di allora, e tramandati ai nostri tempi…”
Attraverso una ricognizione dei libri pubblicati in quel periodo, si può accertare che la tipografia, impiantata già nel dicembre del 1866, ebbe come direttore temporaneo tale Luigi De Martino, prima di essere diretta, dal 1867 ai primi mesi del 1869, da Domenico Teppati, poi, dal maggio del 1869 al gennaio del 1870, da Paolo Bojero e, per la rimanente parte del 1870 e gli inizi del 1871, da Cesare Quaglierini. Nel medesimo anno subentrò, quale nuovo direttore, il salernitano Raffaello Migliaccio, che mantenne l’incarico fino al 1876, nell’ultimo anno congiuntamente con l’incisore foggiano Francesco Saverio Pollice (Foggia, 3 novembre 1840 – 19 febbraio 1888), il quale ne divenne unico direttore nel 1877. Dopo averacquisito in proprietà la tipografia, Saverio Pollice si assicurò per dodici anni, dal 1877 al 1888, l’appalto della stampa degli atti della Prefettura e della Provincia, tra i quali “Il Foglio periodico”, i cui volumi si distinguono per il nitore  dell’impressione e l’accuratezza della legatura.
Sia a Foggia che a Lucera, dove aprì una succursale nel 1880, Saverio Pollice svolse una intensa attività tipografico-editoriale fino alla sua morte, che avvenne nel 1888. Tra i periodici stampati nel capoluogo si ricordano “Il Nazionale” (pubblicato tra il 1880 e il 1883) e “La Nuova Arpi” (1884-1885) e tra i lucerini “La Gazzetta della Capitanata” (che uscì tra il 1880 e il 1883) e “il Saraceno” (1885- 1886).
Dopo la prematura scomparsa di Saverio Pollice, a condurre l’azienda furono la vedova, Maria Giuseppa Cipri, e vari altri eredi, i quali nel 1892 impiegarono come proto Nicola Arpaia, che, secondo quanto lui stesso riferisce, continuò a prestare la sua opera, tra il 1896 e il 1898, con i nuovi gestori, Ercolino Ferreri (Foggia, 4 dicembre 1873 – Milano, 21 settembre 1946) ed Edoardo Trifiletti (n. a Foggia il 26 settembre 1874), i quali condussero la tipografia fino al 1900, pubblicando, tra l’altro, i noti periodici socialisti “Mefistofele” (1896-1897) e “Sorgete!” (1899).
In seguito, per circa un anno, assunta la nuova denominazione sociale di Pollice-Caizzi, la tipografia, diretta da Giuseppe Caizzi (Foggia, 11 aprile 1845 – Parma, 13 settembre 1920), fu condotta dagli eredi Pollice, prima di essere ceduta in gestione, alla fine del 1901, a Francesco Paolo De Nido (Troia, 21 gennaio 1852 – Foggia, 8 dicembre 1933), a cui quale subentrò nel 1913 il figlio Arturo (Foggia, 10 dicembre 1878 – ottobre 1958). Dal 1875 al 1877 è attestata l’esistenza della Tipografia di Giovanni Quinto (Foggia, 7 marzo 1845 – 26 giugno 1887), ubicata in via Bruno n. 12, che probabilmente coincide con la Tipografi del giornale “La Luce”, il cui titolare, nei primi anni di attività, è lo stesso Giovanni Quinto. Va in ogni caso precisato che la denominazione di Tipografia del giornale “La Luce” è presente nel biennio 1877/78 e che dopo tale data, in seguito alla pubblicazione del nuovo periodico, si ebbe la Tipografia del giornale “L’Unione”. Essa fu ubicata fino al 1880 circa in via Arpi n. 156 e successivamente in via Campanile n. 11.
Tra le altre officine tipografiche operanti nel capoluogo a partire dagli ultimi decenni del diciannovesimo secolo si richiamano quelle di Domenico Pascarelli (Foggia, 3 novembre 1852 – 24 dicembre 1919), attiva dal 1879 al 1905, di Michele Pistocchi (Portici, 29 maggio 1849 – Foggia, 17 marzo 1925), attiva dal 1887 al 1918, di Paolo Leone (Foggia, 10 settembre 1837 – 12 novembre 1920), attiva dal 1891 al 1915.
L’ultima azienda sorta nel XIX secolo a Foggia fu la «Tipografia Economica», che in seguito prese nome dal suo titolare, Paolo Cardone, la cui produzione va dal 1896 al 1925.

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Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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