Cultura VivaAnno 2 N°4

Viaggio tra le testate (erroneamente) considerate minori di Capitanata

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Se vi chiedessimo di citare a memoria il nome di almeno un giornale pubblicato in un’altra località della Capitanata che non sia Foggia, molto probabilmente la quasi totalità dei lettori – escluso qualche addetto ai lavori – si troverebbe in difficoltà. Comprensibilmente.
Chi, infatti, saprebbe andar oltre la citazione di testate come ‘La Gazzetta del Mezzogiono’, ‘Il Quotidiano di Foggia’ o‘L’Attacco’, peraltro tutte confezionate nel capoluogo?
Eppure la realtà editoriale di Capitanata, per stare alle sole edizioni cartacee, va ben oltre e forma una mappa che vede paesi e paeselli interpretare un piccolo ma significativo protagonismo in chiave giornalistica.
Ci fu un tempo, tra gli anni Sessanta e Settanta, che in Capitanata pullulavano decine di piccoli giornali locali. Generalmente si trattava di settimanali o quindicinali, di 4 o 8 pagine, legati a questo o quel partito e, spesso, a questa o a quella corrente politica interna. Non mancavano giornali sportivi e a Foggia erano presenti anche alcuni uffici di corrispondenza di importanti quotidiani meridionali o nazionali (‘Il Tempo’, ‘Il Mattino’, ‘Roma’, ‘Il Giornale d’Italia’, ‘Avvenire’ ecc.).
Poi arrivò uno squarcio nell’etere col via indistinto a chi osava di più a livello radiofonico, e poco dopo anche televisivo. Dalla fine del 1975 e fino a una quindicina di anni fa, la Capitanata è stata una sorta di far-west, dove si son date battaglia a colpi di watt emittenti piccole e medie, il cui unico scopo sembrava quello di rivendicare una soggettività fine a se stessa, in cui non contava la qualità del prodotto, la professionalità dell’impresa, ma la furbata che permettesse di aggirare le leggi, pratica tuttora in auge. La realtà è che nessuna delle radio che imperavano all’inizio degli anni Ottanta – quando si arrivò al picco (nella sola Foggia) di qualcosa come 15 stazioni radio private! – può oggi rispondere all’appello. Qualcuna nel frattempo è nata, ed ancora arranca, ma la stragrande maggioranza ha chiuso i battenti.
Non dissimile la realtà televisiva che se non altro ha visto cambiar pelle molte di quelle che oggi come ieri si chiamano Telefoggia, Teleradioerre, Teleblu o quelle che una volta si chiamavano Videofoggia o RTF, e coi mezzibusti che in un decennio hanno finito per girare tutte o quasi le redazioni dei TG locali.
Oggi l’informazione televisiva è certamente migliorata, grazie anche alla tecnologia. Chi scrive, nel 1976 per poter effettuare una registrazione radiofonica, aveva bisogno dell’aiuto di un tecnico che doveva (anche) sobbarcarsi il peso del magnetofono pesante non meno di 15 chili, mentre oggi si usano registratori “grandi” quanto un accendino!
Nulla è cambiato – nella quasi totalità dei casi – circa i referenti politici che se ieri risultavano più facilmente identificabili, oggi agiscono più nell’ombra. Ma è dell’altra informazione che vogliamo parlare, quella cartacea che ammirevolmente ancora resiste al fascino del web, più pratico, economico e garante di una maggiore e migliore visibilità. L’unico freno, 38 ovviamente, è dato dal fatto che ogni potenziale lettore digitale dovrebbe disporre di un computer e del collegamento internet, soluzione alla portata di molti ma non ancora di tutti.
E’ così che allora sono nati e si moltiplicano i cosiddetti giornali free press, quelli che vengono prodotti e distribuiti gratuitamente nei bar, nei tabaccai e a volte presso le stesse edicole, il che dovrebbe gridare vendetta per come questa categoria è stata violentata dalla grande industria, e non solo editoriale, negli ultimi 10-15 anni. La quasi totalità si concentra a Foggia ma non mancano i casi di piccoli free press presenti anche in provincia. Testate, queste, che per sopravvivere devono contare su importanti entrate pubblicitarie e naturalmente non pagare i collaboratori, altrimenti i conti non tornano, o avere l’immancabile Santo in paradiso che decide di spesare tutto pur di risultare bello e insostituibile nei topici momenti elettorali…
Abbiamo quindi deciso di proporvi ciò che pochi immaginano: una mappa completa delle testate che si redigono a Foggia e nell’intera provincia, alla data del 30 settembre 2010.
Vedrete come non sarà più il caso di chiamarla informazione “minore”, perché si tratta in molti casi di piccoli giornali dal cuore grande, che suppliscono al ruolo che dovrebbe svolgere la “grande” informazione o le TV locali e regionali, e che si rivelano vere vedette sulla realtà circostante, alcune anche carismatiche per la caratura del taglio culturale, altre preziosissime nel far rivivere testimonianze storiche, altre ancora stampate in poche decine di copie ma ricchissime di notizie e attente a “marcare strette” le autorità amministrative locali perché svolgano un ruolo attivo e positivo verso i cittadini.
Abbiamo cercato di dar conto anche delle esperienze più minuscole e se ci fosse sfuggita qualcuna, siamo sempre pronti a rettificare o ad integrare le informazioni dovute.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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