Cultura VivaAnno 3 N°7

Una mostra per liberare la creatività femminile

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Si è aperta con la teca contenente la medaglia conferita dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la mostra “Donna Oggi” organizzata dal Club Soroptimist International. La prestigiosa onorificenza e l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana, hanno conferito lustro ad un percorso espositivo nato dall’impegno che in questi sessanta anni di storia, hanno profuso le soroptimiste a favore delle donne in ogni ambito; battendosi per l’affermazione di diritti basilari di uguaglianza e rispetto delle regole e per migliorare la qualità di vita delle donne in ogni contesto politico e sociale, come testimonia eloquentemente la presenza di una loro delegazione all’ONU, all’UNESCO, alla FAO e anche in Italia, operando con compiti strategici presso il Ministero delle Pari Opportunità. In un momento in cui il ruolo della donna è ridiscusso e si auspica un ritrovato modello esemplare a cui ascrivere virtù e non vizi, questa mostra ha ridestato l’attenzione sul ruolo creativo della donna, grazie al suo estro e alle sue competenze onniscienti. Con “Donna oggi”, per la prima volta l’associazione internazionale che promuove progetti a sostegno delle politiche di Genere, ha dato vita a una esposizione squisitamente dedicata alla creatività della donna. Ecco dunque che agli occhi del visitatore si sono svelati disegni, dipinti, bassorilievi, fotografie, immagini grafiche  e piccoli monili frutto delle abili mani di competenti orafe. Svariati i soggetti che si innestano su filoni di classica rappresentazione della figura della donna o che contribuiscono a una sua visione più attuale dell’immagine odierna, impegnata su più fronti, dal lavoro alla famiglia, al sociale. L’evento foggiano, fortemente voluto dal Club dauno, è stato accolto in termini entusiastici dall’Amministrazione comunale nelle persone dell’Assessore alla Cultura Rocco Laricchiuta e del Dirigente del settore Gloria Fazia, e ha avuto un felice approdo nelle sale, recentemente restaurate, del Palazzetto dell’Arte di Foggia.
In questo luogo storico per la cultura di Capitanata, l’esposizione si è presentata come una delle tappe di un lungo e affascinante viaggio itinerante nella penisola italiana che celebra quest’anno il 150° anniversario della fondazione unitaria. Prestigioso, per il capoluogo dauno, aver ospitato l’esposizione dopo l’esordio romano, avvenuto nell’autorevole sede della Biblioteca Casatense, uno degli istituti di cultura più antichi e prestigiosi della capitale. Anche il catalogo – che raccoglie le eccellenti opere delle socie soroptimiste sul tema predetto – è un lavoro editoriale di tutto rispetto, e porta la firma del critico d’arte Stefania Severi, che ha curato per diversi anni la direzione artistica della chiesa di Santa Maria in Montesanto a Roma, più conosciuta come chiesa degli Artisti, quando la stessa aveva come Rettore Mons. Marco Frisina, Maestro Direttore della Pontificia Cappella Musicale Lateranense. Le 48 opere esposte, nel formato standard 30×30,
hanno fornito un saggio completo di tutte le arti, per cui risulta difficile una lettura integrale del percorso espositivo data l’eterogeneità dei manufatti in mostra. Possibile però soffermarsi su alcuni aspetti che danno certezza ad un “cammino” intrapreso dalle organizzatrici e dalla curatrice, si legge a pagina 5 del catalogo, nelle parole della vice presidente, la traccia seguita in qualità di filo conduttore ruotano attorno ad una trilogia scelta come linee guida per il triennio
2009/2011 dalle Soroptimiste: Educazione – Formazione – Informazione. Queste, tese ad affermare la centralità della donna, con le sue sfaccettature e singolarità, per porre in risalto una dimensione femminile volta ad acquistare un ruolo paritario e di qui l’importanza di educare dentro che ha anche la finalità filantropica di educare all’arte, fonte certa di principi e valori sani in contesti talora degradati o degradanti sotto il profilo morale e civile. A questo nichilismo imperante, la mostra ha donato un respiro di bellezza, forza creatrice, intensità e prospettiva di futuro, che ridesta e convince in una lettura squisitamente “al femminile”.

L’opera: “La Modella”
Interessante anche la scelta della fotografia “La modella” di Anna Maria Carloni, selezionata come icona della mostra. Lo scatto propone un ritratto come si può intendere nell’etimo del termine, dal latino dunque retraere (cioè trarre da dentro o tirar fuori, ndr), e così come lo si poteva comunemente intendere nel Rinascimento. Quest’idea di bellezza eterea, sembra evocare il clima di ricercata sensualità rimesso in uso nel Quattrocento dalla cultura neo-platonica, e al contestuale recupero di concetti e contenuti tratti dal mondo classico, trasposti elegantemente nella Firenze della corte illuminata di Lorenzo de’ Medici. Fu il Magnifico a farsi interprete di questi umori classicheggianti e a raccogliere attorno a sé nel Giardino di San Marco, i più raffinati umanisti e poeti del tempo, da Marsilio Ficino ad Agnolo Poliziano. È in questo ambiente culturale che nascono “icone” che stigmatizzano un’aitante armonia e che nella versione dell’arte ufficiale, portano la firma di uno dei più felici interpreti del neoplatonismo, il pittore Sandro Filippepi detto Botticelli. Questa diapositiva della Carloni, potrebbe essere felicemente posta a confronto con uno dei saggi artistici più intensi di quegli anni cortesi, cioè il Ritratto di donna di profilo, il cosìddetto Ritratto di Simonetta Vespucci, ha scritto al pittore fiorentino, o si può arditamente accostare alla versione meno icastica e più intellettualistica, che ci restituisce Piero di Cosimo. L’artista, richiestissimo dalla committenza privata, immagina la nobildonna, giovane sposa di Giuliano De’ Medici, nelle vesti di un’improbabile Cleopatra con le aspidi che le si torcono attorno al collo, delineando un decorativo quanto inquietante colliere. L’ovale del volto in particolare, che si staglia sulle dense nudi, evidenzia un’immagine di donna senza tempo che abita un luogo “non luogo” e che nel porgere all’osservatore il suo incantevole profilo, si mostra austera nella sua carnalità e algida nel suo essere autenticamente passionale. Una donna di oggi, come dicono le soroptimiste, inquieta e dinamica ma che non rinuncia al suo imprescindibile ruolo nella società.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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