Cultura VivaAnno 2 N°5

L’ammaliante figurazione di Ubaldo Urbano

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La figurazione ammaliante e suggestiva di Ubaldo Urbano è stata apprezzata anche nella magna greca città dei due mari. L’artista foggiano ha infatti tenuto di recente (4-23 dicembre 2010) una personale nella prestigiosa Galleria Agorà di Taranto diretta dallo scultore Corrado Terracciano.
Urbano ha presentato una ventina di dipinti, volti, nudi, maternità e nature morte, che hanno sottolineato al meglio il rigore e la modernità della sua ricerca ed hanno suscitato notevole interesse. La sua cifra stilistica, infatti, sintetica, essenziale, secondo la sottolineatura di Vittorio Sgarbi, e mai ripetitiva, nonostante la scelta della iterazione delle tematiche, è di grande efficacia comunicativa.
Sulla superficie pittorica Urbano ri-combina incessantemente elementi simbolici in maniera sempre nuova, riuscendo tuttavia a mantenere una connotazione stilistica perfettamente riconoscibile che è tra le espressioni più interessanti e significative della cultura figurativa italiana della seconda metà del Novecento.
Anche la mostra di Taranto ha confermato queste peculiarità di Ubaldo Urbano. Alcune delle “nature morte” presentate sono, infatti, assolutamente inedite soprattutto per la intensità cromatica, oltre che per l’impaginazione e la plasticità della realizzazione.
Al punto che poco interessa sapere se l’artista ha raffigurato delle ciliegie o delle mele. Non è la forma conosciuta della natura che ci prende “per incantamento” né l’aderenza perfetta al dato reale, ma è la magia combinata di forme e colori, il loro ritmo che ci ammalia e ci mette nelle condizioni migliori per cogliere i misteri della vita e della natura. Ubaldo Urbano ha infatti sempre ricercato la sostanza e la ragione esistenziale che si racchiude nelle forme visibili e nelle loro relazioni, non l’ammiccamento realista o narrativo. Figure, natura, oggetti, sono messi in scena dall’Artista nel mistero del loro essere. Non a caso Livia Semerari, analizzando principalmente la produzione di figure umane di Urbano, ha sottolineato come la preoccupazione dell’Artista non sia esclusivamente centrata sull’aspetto formale, perché “anche nei nei tratti apparentemente più sobri e castigati si muovono, appena dissimulate sotto la superficie del dipinto, tensioni e inquietudini interiori”. La pittura di Urbano ci accompagna e ci introduce alle tensioni del mondo contemporaneo, dunque. Ma non va tuttavia sottaciuto il fatto che l’enigma di uno sguardo, o la tenerezza di un gesto o la sensualità di un corpo o l’atmosfera metafisica e incantata di una figura immersa in un paesaggio urbano mediterraneo o il fraseggio armonioso tra i tanti elementi che a volta sono inseriti nelle sue composizioni, sono frutto di una elaborazione che ha alle sue spalle una grande cultura visiva, da Michelangelo alle avanguardie, e una sapienza della materia cromatica, vissute però non come citazione, come è in molta pittura post-moderna, ma come consapevole elaborazione originale.
Ubaldo Urbano è nato a Foggia nel 1941.
Abilitato all’insegnamento di pittura e storia dell’arte, è stato docente di disegno dal vero presso l’Istituto Statale d’arte di Foggia. La sua prima mostra personale è del 1962, presso il Palazzetto dell’arte di Foggia. Confortato dal consenso di numerosi critici, tra cui Vittorio Sgarbi, Michele Prisco, Raffaele De Grada, Livia Semerari, Gaetano Cristino, Davide Grittani, ha allestito numerose mostre nelle più importanti città italiane, tra cui Milano, Roma, Bologna, Bari, Udine, Pescara, Spoleto, Taranto. Dal 1990 comincia ad esporre anche all’estero, con mostre a Chameliers, New York, Osaka, Budapest, Siviglia, Bruxelles, Seattle.
Sue opere figurano in importanti musei e pinacoteche, tra cui la Galleria provinciale d’arte moderna e contemporanea di Foggia e la Pinacoteca 9Cento del Comune di Foggia. Per celebrare i cinquant’anni di attività di Urbano, nel marzo 2010 la Fondazione Banca del Monte di Foggia gli ha organizzato una importante rassegna retrospettiva con relativo catalogo.

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Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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