Cultura VivaAnno 3 N°7

Chi era Domenico Lamura

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Nato a Trinitapoli nel 1920, vi morì il 30 luglio 2001. Medico di professione, fu narratore, poeta e pubblicista. E’ considerato una delle espressioni più interessanti della civiltà culturale e letteraria italiana, testimone di una lucida realtà meridionale, che seppe raccontare con stile passionale e mosso da profondo sentimento cristiano. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina all’Università di Roma nel 1942 (dove conobbe e frequentò il futuro Papa Paolo VI), Lamura svolse a Trinitapoli la professione medica svolgendo nello stesso tempo – a partire dalla fine degli anni Quaranta – una intensa  attività giornalistica e pubblicistica, collaborando con ‘L’Osservatore romano’ e con altre importanti testate. Nei mesi successivi alla Liberazione (1944-45) fu anche Sindaco di Trinitapoli. Lamura, noto per il suo impegno umano e sociale, mise spesso al centro della sua poetica un meridione cristiano e contadino e fu anche un appassionato studioso della storia religiosa di Pompei, con un volume dedicato alla figura di Bartolo Longo.
Il suo primo testo letterario, ‘Noi poveri’ (1943), era di spirazione religiosa e fu compreso nel volume ‘Appello ai fratelli più ricchi’, al quale collaborarono anche Giorgio La Pira, Igino Giordani, Fausto Montanari e Luigi Moresco. Il romanzo ‘Adamo e la terra’ (Adda, 1968) è certamente tra i suoi testi più conosciuti e venne insignito del “Premio Gargano” 1970. Lamura fotografava, con stile tutt’altro che pietistico, la disperata situazione dei contadini del Tavoliere. Del 1970 è invece ‘Il cenciaiolo pagatore’, biografia di una celebre figura religiosa di Trinitapoli, Giuseppe Maria Leone, considerato dallo scrittore come un artefice della rinascita religiosa avvenuta nel Meridione dopo la crisi seguita all’Unità d’Italia. Nel 1947 pubblica a Roma il suo primo testo poetico, ‘Falciata spiga’, che ottenne la prefazione di Goffredo Bellonci e che colse la fine sensibilità lirica di Lamura, nei cui confronti si espresse con toni entusiastici e sinceri. Del 1968 è ‘Allegria di un carro merci’, che ospita la bella prefazione di un grande meridionalista come Tommaso Fiore. Nel volume traspare la limpidasensibilità religiosa e sociale di Domenico Lamura. In ‘Lamento per Aldo Moro ed altre poesie’, suo terzo  volume di poesie, emerge la tensione morale e politica legata ai giorni della tragedia di Moro, vissuta come un dramma collettivo. La sua quarta raccolta di poesie, ‘Il dialogo dei ladroni’, è anche l’ultima e segna, secondo molti critici, il suo miglior lavoro.
Con i volumi ‘Terra salda’ e ‘Il cenciaiolo pagatore’ Lamura ricevette dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il “Premio della Cultura” assegnato, tra gli altri, anche alla foggiana Maria Marcone.
Giorgio Berti gli ha dedicato nel 1989 il volume ‘Il Meridione cristiano e contadino di Domenico Lamura’ (Milano, G. Miano), mentre il concittadino Ottavio Di Fidio, importante artista casalino contemporaneo, gliene ha dedicato un altro, ‘Domenico Lamura,narratore e poeta della fede’ (Ed. Trauben), edito nel 1997.

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