ArcheologiaAnno 2 N°1

Benvenuti ad Ascoli Satriano “città dei grifoni”

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La città di Ascoli Satriano sta per cambiare nome. O più precisamente, sta per aggiungere un cognome al suo toponimo, bello ed antico: si chiamerà Ascoli Satriano, “città dei grifoni”. Non è solo una brillante operazione di marketing territoriale, quella proposta dal sindaco Antonio Rolla al consiglio comunale che l’ha approvata, ma qualcosa di più: una rivendicazione identitaria che apre per questa cittadina inediti orizzonti di futuro, da segnalare al resto della Capitanata e della Puglia come modello di quello sviluppo possibile, tanto spesso invocato, e assai più spesso dimenticato. Del resto, la vicenda che ha portato alla “città dei grifoni” è sintomatica delle tante potenzialità del Mezzogiorno, che potrebbero essere investite nella direzione di uno sviluppo endogeno, autocentrato, ma che vengono frequentemente bruciate, disperse. Ma questa storia, la storia di Ascoli, è a lieto fine.  E vale la pena di essere raccontata.
L’antefatto è rappresentato da un territorio incredibilmente ricco di tesori archeologici, ma che negli anni passati veniva sistematicamente depredato da tombaroli che riuscivano a fiutare e a trafugare capolavori di rilevanza internazionale. Come quelli che fino al 18 aprile 2010 resteranno esposti a Roma a “Palazzo Massimo”, in una mostra (“Il segreto di marmo: i marmi policromi di Ascoli Satriano”) che basta da sola a compendiare questa favola.
L’evento, definito dagli addetti ai lavori “un unicum nel panorama dell’archeologia classica” è eccezionale per due ragioni: perché tutti i pezzi esposti provengono da scavi clandestini e perché proprio le indagini condotte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale attorno all’origine illegale dei reperti hanno permesso di stabilire che, pur provenienti da fonti diverse, i pezzi esposti sono riconducibili allo stesso contesto archeologico. Si tratta di diciannove elementi di marmo sequestrati nel 1978 dalla Guardia di Finanza e due esemplari conservati al “Getty Museum” di Los Angeles e restituiti all’Italia nel 2007.
Di quest’ultimo gruppo fanno parte gli splendidi grifoni policromi, di cui il Governo italiano riuscì ad ottenere la restituzione, assieme ad uno splendido podanipter (un grande bacino cerimoniale), dopo averne documentato la provenienza illegale, anche in questo caso grazie alle indagini condotte dai Carabinieri.
«L’eccezionalità di questa serie di manufatti – spiegano al Ministero dei Beni Culturali che ha allestito la mostra – risiede non solo nell’alta qualità del marmo, ma anche nella decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino a noi».
Il bello è che questo straordinario patrimonio sta per tornare ad Ascoli Satriano, coronando un sogno da tempo inseguito dal sindaco Rolla, che si è sempre battuto per la “ricontestualizzazione” dei reperti archeologici: «Le amministrazioni comunali che ho avuto l’onore di guidare – afferma Rolla – hanno puntato con convinzione sulla valorizzazione archeologica del territorio, investendovi anche quote significative del bilancio, nella convinzione che il nostro patrimonio rappresenti un fattore decisivo di sviluppo. Ma perché questo circolo virtuoso si chiuda è necessario che venga riconosciuto il diritto di esporre i beni archeologici nei posto in cui essi sono stati creati».
Per la verità, Rolla non ha dovuto faticare molto per convincere il Ministero sulla fondatezza delle sue ragioni: proprio la tesi della “ricontestualizzazione” era stata infatti alla base della complessa ma vicende trattativa tra il Ministro (che allora era Rutelli) e il “Getty Museum”. La stessa filosofia è stata applicata dal Ministero nei confronti del Comune di Ascoli Satriano, che ha, da parte sue, brillantemente ottemperato alle condizioni poste dal Ministero per il ritorno nella cittadina ascolana del complesso di marmi: un luogo sicuro dove possano venire custoditi ed esposti, un piano di valorizzazione che possa promuovere adeguatamente la conoscenza di questo straordinario patrimonio, destinato a diventare tra i più significativi della Magna Grecia.
A dare ufficialmente la notizia del ritorno è stato il Direttore Generale del Ministero per le Antichità, Stefano De Caro, in occasione dell’inaugurazione della mostra di “Palazzo Massimo”, sottolineando i titoli di merito acquisiti dall’Amministrazione comunale di Ascoli rispetto ai beni archeologici e confermano la definitiva restituzione di questo corredo alla comunità che li ha visti nascere.
Lo spazio espositivo sarà “naturalmente” quello del polo museale di Santa Maria del Popolo, che rappresenta esso stesso un caso esemplare, una best practice: il polo nasce infatti a seguito di una intesa tra il Comune e la Diocesi di Cerignola-Ascoli retta da mons. Felice Di Molfetta, che hanno unito i loro patrimoni ed i loro sforzi per allestire uno spazio museale d’avanguardia.
I reperti attualmente in mostra a Roma verranno collocati nell’ampia sala attualmente destinata all’auditorium, che sarà invece trasferito nell’attigua chiesa di S. Maria del Popolo.
La redazione del piano di valorizzazione è stata affidata dal Comune di Ascoli a Giuliano Volpe, Rettore dell’ateneo foggiano, e non poteva esservi scelta migliore, perché Volpe è un archeologo che conosce assai bene le potenzialità archeologiche del territorio: si deve a lui la scoperta di quell’altra gemma preziosa che è la Villa Romana di Faragola.
È appena il caso di ricordare che la “città dei grifoni” non sta per offrire ai suoi visitatori soltanto lo splendido e misterioso spettacolo della cerva cacciata dai grifi che potrà essere ammirato nella cornice del polo museale che custodisce molti altre significativi reperti.
Nel territorio sono presenti altre emergenze di assoluto valore, come il Parco Archeologico dei Dauni e la stessa Villa Romana di Faragola. Ed altre ancora stanno per venire alla luce. «Nel territorio di Ascoli Satriano si scava continuamente – afferma ancora il sindaco Rolla – abbiamo rapporti sistematici con università anche straniere come quella di Innsbruck, svolgiamo un’intensa attività di animazione che si rivolge anche alla valorizzazione di altri momenti della storia cittadina, come il convegno itinerante che abbiamo organizzato di recente con Taranto e Benevento per ricordare la figura di Pirro (ad Ascoli si svolse la cruenta battaglia tra il re epirota ed i Romani che sarebbe passata alla storia come vittoria di Pirro, n.d.r.) o come l’istituzione del “Premio Saladino d’Ascoli-Grifoni d’Oro”, con cui vogliamo ricordare la figura di un insigne medico ebreo che ebbe natali nella nostra città nel Medioevo».
Il futuro culturale prossimo venturo di Ascoli passa in buona parte per l’attuazione del piano di valorizzazione redatto da Volpe (e già recepito positivamente dal Ministero) che prevede «un unico sistema di gestione integrata, con un unico sistema di prenotazione delle visite, di visite guidate con l’impiego di personale scientificamente preparato (anche con la possibilità di visite in lingua inglese), oltre all’allestimento di un bookshop e la fornitura di altri servizi per il visitatore».
«In tal modo – scrive ancora Volpe – sarà possibile organizzare un itinerario di visita molto articolato e attraente, comprendente siti, monumenti e manufatti di epoca daunia, romana, tardoantica e medievale, che si svilupperà attraverso la stessa città (esempio mirabile di centro a lunga continuità di vita dall’antichità ad oggi, con numerosi esempi di reimpiego di sculture, iscrizioni, pezzi architettonici nelle fabbriche medievali e moderne) e il territorio».
L’obiettivo dichiarato da Volpe è ambizioso: attualmente il Polo Museale è visitato da 6.000 persone all’anno, che secondo il Rettore potrebbero diventare 10.000 già a partire dal 2010, una volta che torneranno i grifoni ed il ricco corredo che farà loro compagnia. Ascoli Satriano sta per compiere un salto di qualità decisivo in direzione del suo futuro, e si spiega così la scelta “identitaria” di aggiungere “città dei grifoni” al toponimo tradizionale. In Italia ci sono mille città dell’olio del vino, ma la “città dei grifoni sarà una sola”.
Come tutte le favole a lieto fine, questa storia ha una morale su cui riflettere, e da cui trarre esempio: se tutto questo è stato possibile, non è stato per un caso, o per un colpo di fortuna, ma grazie ad uno Stato che ha dimostrato di esserci, e che non si è arreso di fronte al fenomeno degli scavi clandestini, e grazie ad istituzioni locali, come il Comune di Ascoli, che hanno scelto di imboccare senza reticenze la strada di uno sviluppo diverso, effettivamente compatibile.

Geppe Inserra

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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