Arti & e SpaziAnno 1 N°1 NS

Nasceva un secolo fa a Biccari Enzo Liberti

Nato nel 1922, il noto artista pugliese ha lasciato un grande patrimonio di arte sacra non solo in Italia, ma anche in Germania, Spagna e Filippine

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Si dice che solo le anime grandi conoscono quanta gloria c’è nell’essere buoni.
E questa che stiamo per raccontare, è-proprio la storia di un’anima nobile che attraverso la grazia del suo innato talento artistico,-trasformò l’intera sua esistenza umana in un-lungo, luminoso e colorato percorso di fede-testimoniato da centinaia di opere sacre.
Un artista, Enzo Liberti, fortemente persuaso-della convinzione che solo “attraverso il dolore sofferto da Gesù, patito da sua Madre e-assaporato da ogni creatura, si può puntare-sull’amore, capace di affratellare tutta l’umanità” come rimarcava lui stesso in un suo libro intitolato: “Ho dipinto la Passione”.
La sublime concezione della fede di questo importante artista del sacro, lo portò a-fondere le tinte e i toni della sua genialità-con i colori caldi e luminosi dell’amore vero;-quell’amore che fa assaporare la gioia solo-dopo che si è stati capaci di attraversare-anche il dolore; quello stesso amore che fa-scorgere il volto di Dio solo dopo che si è-amato anche quello del fratello; quell’amore-profondo, che più scava dentro e più ricolma-l’anima della sua stessa essenza.
Nel tracciare allora un ricordo di questo-importante pittore e scultore del sacro, ad un-secolo dalla sua nascita, la prima cosa che ci-piace celebrare oggi è proprio la gloria della-sua mitezza: un’umanità, quella del Liberti, attestata dal silenzioso fascino dei tanti-lavori importanti che ha lasciato in Italia e-all’estero.
Opere che non solo affermano lo spirito-di un artista completo, ma raccontano anche la meraviglia e la profondità di un uomo-dall’animo umile e dalla fede immensa.
Nato a Biccari nel 1922, dopo le scuole-dell’obbligo entrò in un seminario di padri-Rogazionisti per gli studi liceali. “Lasciato il-seminario, si diresse a Sant’Agata di Puglia –-si legge in un dettagliato articolo della ricercatrice e storica Dora Donofrio Del Vecchio-pubblicato in occasione della scomparsa-dell’artista – trovò ospitalità presso la zia ma
terna Lucia Stanca. La zia si preoccupò-di fargli riprendere gli studi e lo affidò al-grande “maestro” Domenico Rosati.
S’iscrisse alla facoltà di Medicina e-chirurgia presso la regia Università di-Padova, che lasciò per frequentare la-facoltà di Lettere e la Regia accademia-di Belle arti di Venezia. Frequentò contemporaneamente un corso di teologia.
Ritornò a Sant’Agata.
Il Rosati, constatata la sua passione per pittura e pennelli, si rivolse-a don Marciano Palazzo, allora parroco-della chiesa parrocchiale di S. Andrea,-pregandolo di dar lavoro al giovane.
Il parroco, vero mecenate, lo prese a-cuore e nel 1944 gli affidò l’incarico di affrescare la volta della navata principale-e del coro della chiesa. In due anni, dal-1946 al 1947, realizzò la cappella di Gesù-morto nella Cripta della chiesa matrice-di S. Nicola di Sant’Agata di Puglia e dal-1952 al 1957 l’affresco di tutte le pareti-della stessa cripta, narrando la storia-della Passione di Cristo”.
Ma se numerose e di valore sono le opere che questo importante artista creò a Sant’Agata di Puglia, proprio la-“Passione di Cristo” realizzata nella-cripta della chiesa matrice di S. Nicola-rimane oggi un esempio di straordinario capolavoro non solo sotto il profilo-artistico, turistico e religioso, ma anche-da un punto di vista fortemente culturale e sociale.
In quel capolavoro realizzato con una particolare tecnica ad encausto, Enzo Liberti negli anni cinquanta del-secolo scorso consegnò alla storia del-paese i volti di tantissimi santagatesi.
I personaggi effigiati in quella suggestiva e innovativa “Passione” furono infatti-da lui scelti tra la gente del paese.
Personaggio dopo personaggio, scena
dopo scena, Enzo Liberti fermò in quella sua stupenda e grande opera l’immagine di quegli anni cinquanta riflessa-nei tanti volti dei santagatesi ritratti.
Così lo scrittore e giornalista de “Il Giorno” di Milano, Piero Lotito, in un suo articolo di alcuni anni fa ricordava i particolari di questo aspetto antropologico-della stupenda “Passione” realizzata dal-Liberti a Sant’Agata di Puglia: “Liberti-portò a termine nel sotterraneo della-chiesa madre un’impresa che avrebbe fatto tremare le vene ai polsi di chiunque-non fosse dotato, come lui, di testa durissima, grande talento, fede nell’arte e-nel soggetto che andava dipingendo. […]-il giovane artista riuscì nel miracolo di-muovere all’entusiasmo un gran numero-di persone: casalinghe e operai, agricoltori, impiegati, professionisti.
I volti di Sant’Agata passarono rapidamente dagli schizzi preparatori al-dipinto, nel coro drammatico e sconvolgente degli ultimi giorni terreni di Gesù.
Fissati per sempre, secondo un antico-canone della grande pittura murale, ma-anche – in epoca moderna – in uno dei-primi esempi di caratterizzazione sociale in un tradizionale ambito di rappresentazione artistica. Liberti andava-edificando nel sotterraneo della chiesa-di San Nicola un monumento artistico che sarebbe andato, nel tempo futuro, a-beneficio della storia, della cultura e del-turismo di Sant’Agata”.
Un’opera grandiosa questa del Liberti, che alla bellezza dei dipinti ed-alla particolare rivisitazione della narrazione della passione di Cristo, volutamente riportata dall’autore in maniera-nuova e più aderente alla realtà storica-in cui si era svolta, unisce in un’unica-visione redentrice anche i dolori della Madre di Gesù e quelli dell’umanità.
Sentimenti che in questo splendido capolavoro – ed è questa la grande particolarità dell’intera opera – passano-attraverso i volti di decine di santagatesi che a metà del secolo scorso parteciparono alla realizzazione del sogno-d’amore di quel giovane artista venuto-da Biccari.
Sì, perché, a ben guardare, di questo-si trattò, di un vero e proprio atto d’amore.
A raccontalo è lui stesso a pagina 34-del suo libro “Ho dipinto la Passione”-del maggio 1988: “…Con tanti sacrifici-da affrontare e senza alcun miraggio di-guadagno, ho voluto solamente fare una-specie di apostolato laico attraverso-la pittura. Pittura semplice, senza ipocrisie, riflessiva, concreta, nell’intento-di far udire una parola a chi guarderà.
Perché attraverso il dolore, sofferto da-Gesù, patito da sua Madre e assaporato-da ogni creatura, si può intravvedere e-puntare sull’amore, capace di affratellare tutta l’umanità”.
Ecco, l’amore: è stato questo il filo-prezioso che nel tempo ha sempre legato l’arte di Enzo Liberti ad una intima-e profonda visione della fede. Lo stesso-filo d’amore che ancora oggi, a distanza-di un secolo dalla sua nascita, continua-a legare in maniera premurosa la gente-di Sant’Agata di Puglia a questa figura di-uomo illuminato e di artista profondo.
E se questo caratteristico paese dei monti dauni meridionali rappresenta
oggi un luogo privilegiato che custodisce probabilmente il maggior numero-di opere di questo artista, diverse sono-le città italiane ed estere che conservano altri importanti suoi capolavori.
A cominciare proprio da Foggia, dove numerosi lavori, tra quadri e sculture, sono custoditi in diverse chiese;-come quella di S. Giovanni: sette grandi quadri ad olio che raffigurano i dolori della Madonna; o come la chiesa-dell’Immacolata, dove tredici metri di-scultura in ceramica raccontano la storia della Madonna, o ancora, la Chiesa di S. Rocco: un’urna per le reliquie di-S. Ciro, sculture in bronzo con cristallo-e metallo smaltato a fuoco.
Numerosi anche i lavori dell’artista pugliese realizzati all’estero, a testimonianza della grande capacità artistica-di questo autorevole figlio della nostra-terra salito al cielo il 26 marzo del 2009.
E a chi come noi ha avuto la fortuna di conoscere in vita quest’uomo illuminato d’amore, ancora oggi viene facile-pensare come il momento della sua morte fu per lui il naturale compimento-di un percorso di fede.
Un cammino che lo stava portando ad abbracciare quel Signore al quale,-nei suoi tanti disegni, egli donava volti con lineamenti ripresi dalla gente-comune.
Persone che mai avrebbero potuto immaginare che proprio lungo i tratti-dei loro volti, ancora oggi continui a-vivere la meravigliosa storia di colui che scese sulla terra per salvare il-mondo.

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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