FotografiaAnno 1 N°1

Chi è Achille Mauri

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Nato a Foggia intorno al 1835, morto a Napoli nei primi anni Dieci del secolo scorso. È stato uno dei pionieri della fotografia in Puglia e tra i più noti in Italia come paesaggista e come fotografo navale. Inizia la sua attività a Foggia prima del 1860 in strada Carmine (Palazzo Vaccarelli) non limitandosi alla sola ritrattistica ma documentando anche il territorio.
Partecipa nel 1864 alla «Esposizione Provinciale di Capitanata» ottenendo una menzione con l’immagine della Cattedrale di Foggia. Nel 1869, poco prima di trasferire l’attività a Napoli, realizza un servizio di 24 immagini con le quali ritrae luoghi della regione, commissionatogli in occasione della pubblicazione ‘L’Album del Viaggiatore’, una importante iniziativa dell’epoca con la quale si sosteneva il porto di Brindisi quale «porta verso l’Oriente», porto che per 40 anni sarà tappa obbligata del famoso piroscafo «la Valigia delle Indie». Qualche tempo dopo essersi trasferito a Napoli, in Strada di Chiaia, nel 1872 rileva lo studio del famoso fotografo francese Alphonse Bernoud (1820-1889), pioniere della fotografia francese, che aprì alcuni studi in Italia dal 1850 fino alla morte. Del grande fotografo transalpino acquisisce tutto l’archivio, secondo una prassi abbastanza diffusa a quel tempo tra fotografi. A Napoli prese a firmarsi “successore di A. Bernoud, fotografo di Sua Maestà il Re d’Italia”, il che contribuì a dargli una ulteriore fama.
Mauri nel 1873 partecipa all’«Esposizione di Vienna» dove presenta alcune fotografie riguardanti le ferrovie italiane, un settore – insieme a quello dei porti – che gli darà una certa notorietà, anche sulla scorta dell’esperienza acquisita “lavorando” sul patrimonio lasciatogli da Bernoud. Nel 1884 è presente alla «Esposizione Generale di Torino», con altri tre fotografi napoletani, ed ottiene particolari elogi. Il fotografo foggiano nel suo stabilimento eseguiva ogni tipo di fotografie, comprese le gigantografie (metri 2,20 x 1,25) che pochi erano in grado di realizzare. Nel corso della sua permanenza napoletana cambiò varie sedi. Il suo “Grande Stabilimento Fotografico” operò inizialmente in Strada di Chiaia, quindi in via Roma (Palazzo Berio), infine nella centralissima via Toledo. Mauri fu anche al centro di una popolare controversia giudiziaria, in veste di danneggiato, discussa a Venezia e a Napoli. Una sua foto, frutto di una grande abilità tecnica, rappresentava l’interno del Teatro San Carlo di Napoli nel corso di uno spettacolo di ballo. Questa immagine era però il risultato di alcuni ritocchi poiché riproduceva l’interno del grande teatro napoletano vuoto. Poi Mauri vi aggiunse le immagini di importanti personalità del tempo (Crispi, Carducci, Imbriani, Nicotera, Bovio ecc.) e i Sovrani e i Principi d’Italia e di Germania posizionati nel palco Reale. La foto ebbe uno straordinario successo e nell’aprile 1894 il fotografo foggiano pensò bene di tutelare il suo prezioso lavoro, seguendo ciò che prescriveva la legge per evitare contraffazioni. Purtroppo per lui ciò non bastò. Qualche anno dopo, infatti, furono stampate e commercializzate foto rappresentanti la stessa scena. Il primo ad abusare del suo lavoro fu a Venezia Giorgio Sternfeld mentre a Napoli agì la ditta Richter. Mauri li denunciò ma mentre a Venezia lo Sternfeld venne condannato, a Napoli fu richiesto il parere di alcuni “tecnici” che non difesero affatto il fotografo foggiano poichè, a detta della Commissione Artistica, quella fotografia era solo un’opera di pazienza consistente nel semplice ritocco. Avendo acquistato l’archivio fotografico di Bernoud, Mauri viene da alcuni accusato di aver stampato molti suoi negativi già dopo il 1872 e fino alla fine del 1800, grattando la firma del francese e apponendovi la propria. Ma la sua attività fu indiscutibilmente ampia e gestita con metodi corretti. Lo dimostrano i riconoscimenti ottenuti, come la Medaglia d’Onore del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio dell’«Esposizione Siciliana» del 1871, quella dell’«Esposizione Universale di Vienna» del 1873 e quella dell’«Esposizione di Torino» del 1884. Mauri, come detto, manifestò un grande interesse nel documentare i territori in cui operò (prima la Puglia, poi la Campania). Una chiara testimonianza della sua produzione fotografica è custodita a Nocera Inferiore (Salerno) presso il “Centro Provinciale per il Restauro e la Conservazione della Fotografia”, dove è presente un fondo avente per oggetto il sito archeologico di Pompei. Il Centro detiene 32 carte all’albumina del fotografo foggiano che rappresentano aspetti monumentali dal carattere chiaramente documentario (Teatro, Quartiere dei Soldati, Casa di Cornelio Rufo ecc.). Si tratta di un Fondo che rappresenta senza dubbio uno dei primi esempi di documentazione fotografica su Pompei. Ma Achille Mauri si occupò anche di altro, sempre nell’àmbito del lavoro documentario, lavorando – come si direbbe oggi – sull’attualità. Suoi memorabili scatti hanno riguardato catastrofi o eventi naturali come il terremoto di Casamicciola del 1883, l’eruzione del Vesuvio, la realizzazione della Galleria Principe di Napoli, l’esecuzione della Galleria Umberto I, l’urbanizzazione del Vòmero. Documentò il famoso larario di Pompei – affresco con Bacco e il Vesuvio – che fotografò prima che venisse staccato per poter essere meglio conservato. L’artista foggiano è anche presente – tra i pochissimi italiani – nella Collezione dello IAC-FRAC Rhone-Alpes e presso il “Museo d’Arte Moderna” di SaintÉtienne, che raccoglie le testimonianze dei più grandi fotografi internazionali dal diciannovesimo al ventunesimo secolo. Non è stato possibile al momento verificare i suoi eventuali successivi spostamenti. Una fonte cita uno “Studio Fotografico Evaristo Mauri”, fotografo presente a Cagliari alla fine del 1800 e proveniente da Napoli. Ma la diversità di nomi non fa che confondere le acque. Ignota anche la data della morte, come del resto il luogo, quasi certamente Napoli.
Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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