LiveAnno 2 N°2

Tony di Corcia

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Un libro scritto da un giornalista foggiano, pubblicato da una casa editrice foggiana, stampato da una tipografia foggiana. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che si tratta di un libro che ha avuto successo, a livello nazionale, sin dal giorno della presentazione, lo scorso 26 marzo a Milano. Lo testimoniano le decine di siti che riferiscono dell’evento e del libro e che, nella stragrande maggioranza, non riproducono tout court il comunicato-stampa, ma lo recensiscono. È un doppio evento, questo, e ce ne rallegriamo con vero piacere, dando atto all’ingegno e alle indubbie qualità del suo autore – il collega Tony di Corcia – e rilevando il fatto che una volta tanto è il “made in Foggia” a prevalere. La premessa a Gianni/Versace: lo stilista dal cuore elegante era d’obbligo. Cerchiamo ora di spiegare di cosa si tratta, per coloro i quali nulla sanno del libro, di Tony Di Corcia, di Utopia, a cominciare da quel titolo con quella divisione particolare, quello slash sul quale si concentra l’unica punta di colore presente sulla copertina, che per il resto è in bianco e nero, e che divide il nome dal cognome del grande stilista, morto in circostanze ancora misteriore nel 1997 a Miami in Florida. Lo slash nel titolo divide, idealmente, i due aspetti della sua personalità. Gianni, l’uomo, è raccontato dai suoi amici, mentre Versace, lo stilista, lo è da chi ha lavorato con lui o da chi ha scelto i suoi abiti. Il libro racconta il designer calabrese attraverso 25 interviste fatte ad altrettanti personaggi che lo hanno incontrato. «L’obiettivo – spiega Tony di Corcia – è stato quello di omaggiare tutto ciò che Gianni Versace è stato e di farlo nella maniera più rispettosa possibile. Ecco spiegato perché non mi sono soffermato tanto sulla sua morte quanto su ciò che ha fatto nella sua vita: per questo ho chiesto alle persone che sono state sue amiche di parlare, trasmettendo le proprie emozioni al lettore. Il risultato sono quei ritratti eterogenei, tutti però collegati ad una delle figure più rappresentative del Novecento e del made in Italy». In copertina campeggia una bella foto di Versace, tra l’altro inedita, che Di Corcia ha avuto direttamente da Donatella, sorella dello stilista. E detto della prefazione al volume, firmata dal fotografo Oliviero Toscani, non resta che ricordare come il volume di Tony di Corcia sia il risultato di un grande lavoro svolto in equipe da Mediafarm, l’azienda foggiana che ingloba ‘Teleradioerre’, ‘Viveur’, Utopia, ‘Radionova’ e Inedito, e della quale parleremo più diffusamente nel prossimo numero. Inedito, la casa editrice del libro – che pubblica anche il settimanale del tempo libero ‘Viveur’ – ha realizzato, in occasione del lancio del libro, una pagina su Facebook ed un sito sul quale, oltre a un elenco di tutti i personaggi che hanno rilasciato le interviste ed una selezione delle frasi più belle, è possibile scaricare dei podcast con l’audio originale delle conversazioni che il giornalista Tony di Corcia ha tenuto con gli amici e i collaboratori dello stilista.

Perché e come sei arrivato alla realizzazione di un libro come questo?
Volevo raccontare la storia di questo ragazzo innamorato della bellezza attraverso le voci di chi lo ha conosciuto, di chi ha lavorato con lui, di chi gli ha voluto bene. Un racconto polifonico, per descrivere una delle personalità più interessanti della moda italiana. Ho subito incontrato la disponibilità di Euclide Della Vista, che ha voluto pubblicare questo omaggio allo stilista calabrese: questa avventura editoriale è tutta “made in Mediafarm”.

Quanto e cosa trovi profondamente unico in lui rispetto agli altri grandi stilisti italiani?
Versace aveva un carisma e una personalità unici, nutriti da una costante curiosità e da un notevole desiderio di bellezza. Il suo stile era il risultato di una serie di esperienze, incontri, collaborazioni. Possedeva un talento unico. Ognuno di noi è, a suo modo, unico. Ho sempre pensato che la vita di Gianni Versace somigliasse a una fiaba moderna. Nasce a Reggio Calabria, al sud, nella provincia italiana, in anni in cui c’erano pochissimi stimoli. È figlio di una bravissima sarta, che veste le donne più eleganti della città. Decide che la moda sarà il suo lavoro. Non si accontenta: diventa uno dei nomi più luminosi del made in Italy, e la sua moda è sinonimo di trasgressione e innovazione in tutto il mondo. Veste le principesse, le rockstar, le grandi personalità di quel secolo incredibile che è stato il Novecento. Purtroppo, la sua fiaba non conosce un lieto fine, se pensiamo alla sua morte così tragica e misteriosa.

Cosa avrebbe potuto ancora trasmettere Versace se fosse vivo? E, a tuo avviso, intravedi un altro Versace nei paraggi o all’orizzonte?
Se fosse ancora vivo, Versace farebbe ciò che ha fatto per tutta la vita: stupirebbe, anticiperebbe, prenderebbe tutti in contropiede. Saprebbe indicare nuovi percorsi, e credo che non si sarebbe limitato a farlo soltanto nell’ambito della moda. Quando è scomparso, internet e le nuove tecnologie non erano ancora così presenti nelle nostre vite come al giorno d’oggi: secondo me, se ne sarebbe innamorato e avrebbe riversato le sue intuizioni anche in questo settore. Poi, avrebbe continuato a scoprire nuovi artisti e a promuoverli, confermandosi un mecenate competente e appassionato. Pertanto, quando sento parlare di “erede” di Gianni Versace non posso fare a meno di sorridere. E cercare sempre l’erede di qualcuno non aiuta i nuovi talenti a emergere: bisogna essere aperti ai nuovi linguaggi, saper rispettare la personalità degli artisti e dei designer, evitando di chiedere loro di “imitare” l’esempio di chi li ha preceduti.

Ma quanto, o cosa, c’è di lui in te. Te lo chiedo perché uno stilista è qualcosa di più di un abile disegnatore, dai gusti personalissimi: un grande stilista deve saper comunicare un sogno in maniera dirompente ma con eleganza. E a me sembra che tu hai tutte queste tre qualità…
Fermo restando che Versace era un genio e io, invece, vanto una sinapsi meno sfavillante, raccogliendo ricordi e testimonianze su questo personaggio ho potuto sentirlo vicino, scorgendo elementi comuni tra la sua giovinezza e la mia. Anch’io, come Versace, sono nato in una realtà di provincia, con un sogno che – almeno sulla carta- non può essere realizzato pienamente nella terra che mi ha dato i natali. Conosco anch’io quella sensazione di inquietudine che ti porta a cercare stimoli, amicizie interessanti, contatti, nuovi progetti per distrarsi da una realtà circostante poco effervescente, la stessa che portò Versace a trasferirsi a Milano per trasformare la sua passione per la moda in una professione concreta. Questo desiderio di evasione è la caratteristica che mi ha fatto sentire molto vicino il Versace degli esordi.

Ho letto di recente una tua intervista e considerando le tue note e apprezzate qualità nel campo della moda e del giornalismo legato a questo settore, ritieni di poterti realizzare – professionalmente – anche restando a Foggia?
Non so se altrove potrei ottenere migliori fortune professionali, non mi sono mai ritenuto un talento ineccepibile, però ultimamente sto recuperando un minimo di fiducia in me stesso: il libro su Versace è uno di questi, ma non mi dispiacerebbe affatto dargli dei “fratellini”! Sarai comunque il primo a sapere se al curriculum si aggiungeranno nuove esperienze, magari più prestigiose. Sogni? Professionalmente, spero di imparare ancora e di potermi misurare in ambiti sempre più importanti. Ma i sogni a cui tengo di più riguardano la sfera personale, privata, interiore. Rinuncerei a qualunque cosa per vederli realizzati. Ma non ve ne parlo nemmeno sotto tortura!

Il ritorno di "Diomede". Come abbonarsi
Abbonarsi a una rivista come “Diomede” non significa solo assicurarsi le copie cartacee e digitali previste in un anno. Significa condividere una sfida, incoraggiare in maniera concreta un progetto editoriale a diventare adulto. Chi si abbona, ci consente di pubblicare “la rivista più bella mai esistita a Foggia”, come l’hanno a suo tempo definita.
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